Recensione della prima stagione di Sex Education

Buongiorno e buon weekend lettori.

Dopo circa un mesetto, forse meno, dal rilascio di Sex Education su Netflix eccoci qui, pronti per parlare di questa serie britannica che ha letteralmente fatto esplodere internet. Avrò intravisto centinaia di articoli e commenti sulla serie creata da Laurie Nunn, che tratta delle travagliate vite di un gruppo di adolescenti alle prese con le loro prime esperienze sessuali.

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Sex Education, per chiarire meglio, narra le vicende di Otis Milburn (Asa Butterfield) e di alcuni suoi amici. Otis è il figlio di una sessuologa e si improvvisa, durante il primo episodio, terapista del sesso, a sua volta. Su suggerimento di una ragazza, Maeve (Emma Mackey), di cui Otis si innamorerà, lui inizierà a dare consigli sul sesso e sulle relazioni, a pagamento, ai suoi compagni di scuola. Il concept della serie è molto interessante e alcuni personaggi rubano la scena (non posso fare a meno di pensare alla stravagante madre di Otis, interpretata dalla meravigliosa Gillian Anderson).

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Chiaramente, visto il titolo della serie e le premesse di qui sopra, bisogna chiarire che ruolo gioca il sesso nella serie TV. Va detto che, chiaramente, vista anche l’età della maggior parte dei protagonisti, non stiamo parlando di una serie vietata ai minori, anche se sicuramente non è la tipica serie family-friendly. Avete presente quei programmi che ci fanno arrossire se entra qualcuno, specialmente un genitore, in camera? Sex Education è uno di questi programmi. Il sesso non è elemento secondario e non è nemmeno presentato in maniera troppo indiretta. Non ci sono scene eccessivamente esplicite, e anzi, a volte, si cerca di rendere comiche le scene di sesso, ma non si può dire che le stesse siano poche o facciano solo da sottofondo. È, in definitiva, una serie che parla di sesso e dal sesso si parte per conoscere le storie dei personaggi e il loro mondo emotivo.

Ciò che mi è piaciuto di più della serie è l’atmosfera unica. Tra la colonna sonora, la fotografia un po’ vintage e i costumi, sembriamo trasportati in un mondo senza tempo. Sembra quasi che la creatrice della serie voglia descrivere l’epoca contemporanea in salsa vintage. Non fosse per gli smartphone, crederei che la serie sia ambientata negli anni ’70. È un universo narrativo/televisivo unico e molto interessante da conoscere, così come molto interessanti sono i personaggi, che, tutti, a loro modo, creano una connessione importante con il pubblico.

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Purtroppo Sex Education è composta da sole otto puntate e questo limita un po’ la nostra conoscenza dei personaggi e, di sicuro, questa è una ragione per cui è maggiore la voglia e l’interesse di scoprire cosa succederà ai protagonisti nella prossima stagione.

Il finale, forse, è l’aspetto più deludente della serie, dato che è stato troppo poco il tempo che hanno avuto gli showrunners per portare il pubblico nell’universo della serie e, quindi, subito congedarsi. Ma di certo, con gli ultimi episodi, si è creato un filone narrativo (quello relativo ai dubbi di Maeve, che, a dispetto del suo background, sembrerebbe interessata al protagonista, Otis), abbastanza tradizionale, che ci terrà comunque incollati allo schermo per quando la seconda stagione verrà rilasciata!

10 commenti

  1. Me l’aveva suggerita già mia mamma, ma siccome abbiamo gusti diversi io e lei non ho indagato. Però devo dire che leggere la tua recensione mi ha fatto cambiare idea! La guarderò e ti saprò dire.
    Mi incuriosisce l’atmosfera anni 70 nonostante sia contemporaneo.

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  2. Sai che anch’io vedendola ho pensato che i vestiti fossero datati, ma poi ho fatto un giro al centro commerciale in periodo di saldi e mi sono accorta che gli abiti che si vendono sono più o meno simili anche se la gente non sembra indossarli. Scusa il concetto espresso malissimo, ma il succo è che quel genere si moda c’è nei negozi, ma poi non si vede indossata.
    Tra l’altro anche il guardaroba della nostrana La compagnia del cigno è simile.
    Mchan

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    1. Sì, senza dubbio, stiamo vivendo un periodo di “riscoperta” nella moda attuale. Almeno, nelle mie zone, vedo un certo interesse per recuperare lo stile anni ’90. Comunque è molto singolare il modo in cui sono vestiti. Purtroppo non ho visto la Compagnia del Cigno, ma comunque mi è balzato all’occhio che i costumi in Sex Education avessero un che di retrò.

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  3. Ho iniziato la serie tv stamattina e l’ho appena terminata. Non pensavo mi sarebbe piaciuta così tanto! Davvero carina, spero ci sia presto il seguito.
    – spoiler –
    Comunque anche se Adam si è comportato malissimo con Eric, alla fine non ho potuto fare a meno di shipparli. Chissà che cosa accadrà ora che Adam è partito.

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