WRITING PROMPT #1: Un oggetto a cui ero legato da bambino (e dov’è adesso?)

PREMESSA: Ho scaricato un app – “Writing Prompts” – che serve per allenare la scrittura. Dà una serie di spunti, di stimoli (“prompts”) per farti affrontare la pagina bianca ed esercitarti costantemente. Vorrei provare sul blog a pubblicare quanti più brani stimolati dall’applicazione, perché mi sembra un esercizio carino, che può anche servire a farmi staccare la spina dai lavori che ho in cantiere.

Sono sempre stato molto legato agli oggetti. Fatico tuttora a farmi bastare lo spazio. Ogni genere di suppellettile e ninnolo, per me, ha un fascino particolare. Riempirei ogni ripiano di oggetti.

Anche da bambino dovevo essere lo stesso. Ricordo di essere stato uno dei pochi bambini che preferiva i pupazzetti ai videogame. Qualcosa di impensabile nell’era in cui si faceva a gara a chi aveva il pokèmon più grosso sul Gameboy. Ero quasi ossessionato dai pupazzetti. Una volta riempii tutta la casa con tutti la mia collezione di animali di plastica. Era un appartamentino, ma faceva comunque impressione vederlo assiepato da esotiche creature immobili, in tutte le stanze e nel disimpegno.

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Ho amato una quantità così variegata di oggetti che quasi fatico a individuare quello a cui sono stato maggiormente legato da bambino.

Alla fine mi sono affidato all’istinto. Nell’incertezza affidarsi al primo pensiero, spesso, ti aiuta. Se non arrivi subito alla scelta giusta, comunque ti chiarisci le idee.

È un peluche. L’oggetto a cui sono stato maggiormente legato è un peluche. Un cucciolo di labrador, probabilmente, anche se la raffigurazione non è così fedele. Forse me lo hanno comprato all’Upim o forse altrove, non ricordo. Ricordo di aver avuto circa dieci anni, però, quando mi è stato dato. Lo aveva preso mamma. Io ero rimasto con la nonna e, alla sera, lei lo aveva portato con sé, al termine dei suoi giri.

Me ne innamorai subito. Circa un anno dopo, lo portai persino fuori, una sera che uscivamo coi miei zii. Con mia cugina avevo fatto un accordo: portiamo i nostri peluche preferiti e fingiamo che siano veri.

Oh, mio padre andò su tutte le furie. Per un undicenne era certamente poco virile portarsi dietro un cucciolo di peluche, che tra l’altro aveva il nome di “Briciola”, non una cosa “dauomo” tipo “Achille” o “Vercingetorige”. Come se da bambini – o quello che siamo ad undici anni – sia normale preoccuparsi della mascolinità.

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Ricordo che quel peluche mi piaceva perché era morbido. E poi ho sempre avuto un debole per i cani, anche se mi hanno regalato un cucciolo “vero” solo per i miei diciott’anni.

È una delle tante piccole cose che ho amato da bambino. Una delle tante regalate da mia madre. Non è stato nemmeno difficile ritrovarlo. In fondo, c’è talmente poco spazio ed è talmente poco il desiderio di liberarmi delle cose che il peluche è ancora nella stanza. Insieme agli altri, sopra l’armadio, testimoni silenti di una vita che va avanti. Anche quando i ricordi restano immobili…

15 commenti

  1. Bellissimo racconto, che carini il peluche e il tuo cane! Mi è piaciuta la frase: “come se da bambini- o quello che siamo ad undici anni- sia normale preoccuparsi di mascolinità”, nei i miei sogni né da bambini né da adulti dovremmo preoccuparci di mascolinità o femminilità, ma ancora c’è molta strada da percorrere e molti pregiudizi da abbattere. Complimenti, as usual. Buona serata😊

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  2. Bellissimo esercizio, e il risultato è molto interessante! Se dovessi pensare a un oggetto a cui sono stato molto legato mi vengono subito in mente i miei libri più che i miei giocattoli. Non sono mai stato troppo legato agli oggetti, anche adesso lo sono poco, ma i miei libri guai a toccarli e da piccolo era lo stesso. Da bambino avevo, ma in realtà ce l’ho ancora, un volume illustrato da Tony Wolf che raccontava una serie di storie sugli animali del bosco, gli gnomi, i folletti eccetera, e lo adoravo! Le storie erano abbastanza brevi perché i miei potessero leggermele alla sera prima di dormire, e le illustrazioni erano bellissime!
    Adesso abita nell’armadio sopra il mio letto, dove conservo le molte reliquie letterarie della mia infanzia. Gli manca la copertina e alcune pagine sono spiegazzate, ma lo conservo gelosamente. Mio nipote, 5 anni, ne possiede una versione aggiornata, ma alcune storie sono state censurate e un intero arco narrativo stravolto per eliminare riferimenti alla guerra; lo trovo un gran peccato, come se fosse in qualche modo impoverito.

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