Come si sviluppa un personaggio? La mia guida in punti

Ho da poco finito di scrivere la storia di un personaggio per un romanzo a più mani (all’interno di un corso di scrittura), e mi è venuto quasi naturale scrivere questo articolo per parlare dello sviluppo e dell’evoluzione dei personaggi.

Sono dell’opinione che, quando si scrive un personaggio tridimensionale e vivido, si instaura un rapporto strettissimo tra autore e personaggio, al punto che si fa quasi fatica a ultimare la storia e a dire addio al proprio personaggio, che vivrà soltanto, dunque, nelle pagine del manoscritto.

Ma cerchiamo di riordinare le idee e di analizzare in punti come si scrive e si sviluppa un personaggio!

Come al solito, ho cercato qualche dritta dal web e ho sintetizzato il tutto per offrirvi qualche spunto!

COSA SIGNIFICA SVILUPPARE UN PERSONAGGIO?

Sviluppare un personaggio significa creare una persona destinata a vivere nelle pagine della nostra storia. Ma, per svilupparlo, non basta soltanto crearlo. È, infatti, necessario che si progetti un’evoluzione di questa persona fittizia, un percorso che la porterà a crescere e/o a cambiare nel corso della storia.

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CREAZIONE:

La fase creativa è, forse, la più importante. Mi sono reso conto con l’esperienza che avere al centro della propria storia un personaggio veramente interessante e profondo aiuta a scrivere la storia. Sei incoraggiato ad andare avanti per scoprire come vivrà le varie situazioni e come il proprio personaggio reagirà alle svolte degli eventi.

Personalmente, quando sviluppo le mie idee, parto dalla storia che voglio narrare, ma molti scrittori consigliano di far partire ogni storia dal personaggio principale (o dai personaggi principali).

Di norma ogni storia non ha più di uno o due protagonisti, attorniati poi da uno stuolo di personaggi secondari, a cui, almeno all’inizio, si può dedicare minore attenzione.

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COME SI CREA UN PERSONAGGIO?

La verità è che creare un personaggio riuscito non è mica semplice.

Infatti, un buon personaggio principale ha bisogno di essere “più reale” delle persone che incontriamo nella nostra vita.

Ci sarà, infatti, sempre qualcosa che ci sfugge delle persone che conosciamo nella nostra quotidianità. Al contrario, dobbiamo sapere perfettamente cosa pensa e come pensa il nostro personaggio.

Un consiglio per aiutarsi? Costruire una scheda del personaggio. Potrebbe aiutarvi seriamente, nel caso in cui foste in dubbio su come il vostro personaggio potrebbe reagire alle varie situazioni che gli prospetterete dinanzi. Indagate sulla sua psiche, dunque…

IL PUNTO DI VISTA

Credo che la modernità abbia del tutto abolito tanto la scrittura “puramente” verista quanto il narratore onnisciente in generale.

Il personaggio al centro della storia, dunque, incide inevitabilmente sul punto di vista. Sia che si scelga la prima persona sia che si scelga la terza persona, le descrizioni e le atmosfere del vostro romanzo dipenderanno dal carattere del vostro personaggio e da come percepisce le cose.

Un consiglio? Create i personaggi, tenendo bene in considerazione il genere di storia che volete mettere in piedi. Se state scrivendo un thriller e volete creare un Serial Killer efficace evitate di dargli la personalità di una bambina della seconda elementare, insomma…

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STORIA E PERSONAGGIO NON SONO ININFLUENTI TRA LORO

Non solo il protagonista di una storia deve vivere, in prima persona, gli eventi della vostra storia, ma la storia dovrà essere altresì decisiva per i cambiamenti e la maturazione del vostro personaggio.

Se, alla fine della stesura della vostra storia, il personaggio risulterà esattamente uguale a com’era all’inizio degli eventi narrati, allora forse la storia non è stata così significativa. Certo, rimane la possibilità che il vostro personaggio sia del tutto limitato e che non possa mai veramente cambiare, ma in quel caso dovrà essere giustificato adeguatamente!

DUE REGOLE DA RISPETTARE:

  • Evita i cliché: il mondo editoriale attuale ha una quantità spaventosa di scrittori e un numero, in proporzione, limitatissimo di lettori. A volte produrre le stesse storie e gli stessi personaggi in serie può essere una mossa “paracula” che funziona con determinati tipi di generi e di pubblico, ma, in generale, non è ciò che vi consiglio. Create personaggi vividi, tridimensionali, lontani dagli stereotipi triti e ritriti, che soprattutto alcuni generi letterari hanno portato a noia. Quindi, per fare un esempio: basta donne perfette, basta uomini che non devono chiedere mai, basta detective depressi non si sa bene perché.
  • Show don’t tell: fate esprimere le idee e il mondo interiore del vostro personaggio in relazione tanto agli eventi quanto all’ambiente in cui agisce. Evitate di fermarvi all’introspezione, a chiarire troppo didatticamente cosa prova. E questa è una regola che vi assicuro devo ancora riuscire a fare mia, perché penso che sia una tendenza del mio scrivere.

Spero che vi sia piaciuta questa piccola guida.

A presto 🙂

17 commenti

  1. Bell’articolo! Anche io ho trovato difficoltà inizialmente con lo show, don’t tell. Diciamo che la maggior parte dei romanzi pubblicati prima del 2010 ora non sarebbero mai stati pubblicati.
    Le regole dell’editoria in merito allo story telling sono assai cambiate recentemente, secondo me perché ci si avvicina sempre più a sceneggiature stile serie tv, piuttosto che ai romanzi, spesso tomi, del secolo scorso.
    Per me che non sono un Manzoni è un vantaggio ad esempio, ma non è sempre così.
    Sto leggendo adesso Le Cronache del Mondo Emerso e mi rendo perfettamente conto di quanto sia cambiato lo stile dei libri fantasy in 10 anni.
    Adesso, probabilmente quella saga di enorme successo non sarebbe stata pubblicata

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    1. Io lo lessi diversi anni fa e non mi ha mai entusiasmato. È vero comunque che c’è stato questo enorme cambiamento.
      Purtroppo la regola “show don’t tell” è la cosa su cui devo esercitarmi maggiormente. Ma forse è un tratto comune di chi non ha molta esperienza.
      Ti ringrazio per il commento 😊

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      1. Show, don’t tell non è una cosa difficile in sé: prendi un passaggio estremamente sintetico e decidi se (1) sia possibile svilupparlo maggiormente e (2) se sia un bene per la storia farlo.
        Per esempio, molte storie non hanno bisogno di nulla più che “andò/vado in bagno”, quello potrebbe restare un banale tell, a seconda dei casi. Qualcosa che hai messo nella storia perché la gente va in bagno per fare certe cose, ma che non ha impatto sulla trama principale.

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      2. Parlando di show don’t tell, la difficoltà più che altro sta quando vuoi indagare la psiche. A quanto pare è meglio evitare che tu chiarisca l’interiorità del personaggio in maniera troppo analitica, ma cercando di essere parimenti chiaro per il tramite di azioni/interazioni del personaggio.

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      3. Di certo, non è elegante stare a dire “è arrabbiato” 😛
        Una soluzione può essere anche evidenziarlo tramite un altro personaggio, tipo “Che hai, sei arrabbiato?” o cose simili, magari abbinando una descrizione del personaggio accigliato…
        Nella realtà, può succedere che qualcuno se ne accorga prima del diretto interessato.

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  2. Costruire un personaggio che funzioni è davvero complicato. Una cosa che mi sento di consigliare è di scrivere di lui al di fuori della storia che si intende raccontare: spesso si scoprono cose che altrimenti non salterebbero fuori, e si arricchisce molto il protagonista. Esempio: qualche tempo fa avevo iniziato a scrivere una cosa abbastanza lunga con due personaggi principali, un LUI, protagonista, e una LEI, coprotagonista. Ad un certo punto, per motivi di trama, ho iniziato un lungo flashback incentrato sull’adolescenza di Lui che avrebbe dovuto esemplificare quello che stava succedendo nel presente; scrivendolo, però, e usando una prima persona dal suo punto di vista, sono saltate fuori tantissime cose su di Lui che non avevo previsto o immaginato, e che mi sono piaciute un sacco. Il problema è che, in alcune cose, mi sono contraddetto, per cui dovrei rimettermi a scrivere tutto in modo coerente prima di andare davvero avanti con la storia. Però con la sicurezza di avere finalmente un personaggio più solido da muovere. Dovrei fare lo stesso anche con Lei, ma non ho bene in mente una storia in cui inserirla, al contrario di Lui.

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  3. Ho difficoltà con lo show don’t tell, sto cercando di lavorarci il più possibile.
    È davvero difficile scrivere bene un personaggio. Bisogna fare molta pratica!
    Comunque riguardo agli stereotipi hai citato il detective depresso, penso però a Cormoran Strike della Rowling che è proprio un detective depresso, eppure è un personaggio davvero riuscito.
    Diciamo che si può andare di stereotipi secondo me, purché si faccia qualcosa per renderli più interessanti.
    Scusami se ho scritto da schifo ma mi sono presa un minutino della pausa pranzo e devo correre al lavoro!

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    1. Tranquillo, anche io commento senza guardare alla forma. Comunque gli stereotipi che ho citato non sono critiche universali. Ho precisato “senza sapere il perché”. Diciamo che è un archetipo ma se lo caratterizzi bene, allora puoi comunque creare qualcosa di ottimo. Non ci sono mai regole fisse nella scrittura creativa e per lo più tanti modi diversi per arrivare al medesimo obiettivo.
      Tutti abbiamo problemi con lo show don’t tell, a quanto pare. 😂

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      1. Sì, concordo 🙂
        Anche se spesso, da quello che mi capita di leggere, il rischio è alto e molti falliscono miseramente cadendo nello stereotipo.
        Poi beh, la Rowling è la Rowling ahaha

        ahaha ma davvero, è difficile!

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  4. Io mi trovo bene con una schedatura profonda dei personaggi principali, compreso il decidere delle qualità che non hanno impatto sulla storia: per esempio, magari la mia storia non prevede scene di sesso e relazioni amorose, ma decido comunque l’orientamento sentimentale e sessuale del personaggio. Decido se è mancino, se è sportivo, se ha un tatuaggio, che genere di libri legge…

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  5. Ho scritto racconti( non quelli del blog) le mie storie che non sono mai miei personali, nascono da fatti reali, nasce l’idea e le lascio lì, poi ritorna, e ritorna nella mente finché non la butto giù, a quel punto sparisce. Avrò decine e decine di racconti non finiti, solo un paio hanno visto la fine.

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