Background Characters: Come e perché usare i personaggi “di sfondo” in un romanzo

Come ogni domenica, oggi si parla di scrittura creativa. L’articolo di oggi trae spunto da un articolo interessantissimo su NowNovel.com, uno dei siti che maggiormente vi consiglio per approcciarvi al mondo della scrittura creativa. 

Nell’articolo letto, che ha subito suscitato il mio interesse, si parlava di “background characters” (nell’articolo userò questa locuzione inglese che trovo più incisiva della traduzione in italiano). Si evidenziavano vari aspetti e varie funzioni della descrizione dei personaggi che non ricorrono nemmeno nella storia. Dei “personaggi-arredamento”, potremmo anche definirli. Quei soggetti che esistono sullo sfondo e che non incidono mai direttamente sullo svolgersi delle vicende.

Fondamentalmente, nell’articolo si prendeva una posizione a favore della descrizione e dello sfruttamento di questo tipo di personaggi, per raggiungere svariate finalità.

Tuttavia, questa non è certo una posizione univoca. Ricordiamoci quello che è l’imperativo assoluto della nuova letteratura – sempre più vicina alla sceneggiatura che alla tradizione letteraria del romanzo – ovvero “less is more“. Per alcuni, infatti, dare spazio a background characters ed evidenziarne alcuni caratteri, potrebbe risultare un inutile spreco di tempo. Specialmente, fare uscire fuori nomi, atteggiamenti e aspetto di personaggi inutili ai fini della trama, da una parte degli scrittori viene considerato un elemento non fondamentale, anzi, a volte, persino dispersivo e controproducente, buono soltanto ad allentare la tensione.

Partendo dal presupposto che scrivere non è una scienza e che non credo si debba abusare della “sintesi” nei romanzi, per mantenere una maggiore profondità rispetto ad altri tipi di scritti (sceneggiature, novelle ecc…), vi illustro quali sono i vantaggi di ricorrere ai background characters:

1. Aumentare il realismo dell’ambientazione

Capirete, subito, che risulti poco credibile – tranne in storie specifiche – immaginare un personaggio che cammina nel nulla, che non incontri nessuno. 

Immaginate ad esempio di descrivere una famiglia, di descrivere la casa in cui abita, il giardinetto e tante altre belle cose. Non pensate che descrivere i vicini di casa, i dirimpettai, il postino (e via dicendo) non possa che rendere più tridimensionale e realistica l’ambientazione?

2. Sviluppare, a contrasto, i personaggi principali

Un ottimo modo per esplorare i cambiamenti dei nostri personaggi principali potrebbe essere quello di descrivere come cambia il loro modo di interagire coi personaggi di sfondo. 

Fate riferimento a un personaggio che, magari, all’inizio è molto timido e pauroso. Un buon modo per evidenziarne lo sviluppo potrebbe essere quello di mostrarlo più spavaldo con il datore di lavoro o con chiunque fosse abituato a trattarlo in modo irrispettoso.

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3. Creare atmosfera e stati d’animo

I background characters possono servire a completare la descrizione di un’atmosfera. Spesso, più che il clima o l’ora del giorno, lo stesso atteggiamento, gli sguardi delle persone che circondano i nostri protagonisti possono servire a delineare l’atmosfera.

Mettete il caso, ad esempio, di un personaggio che viene arrestato e il mood della scena viene dettato dalle occhiatacce e dai bisbigli di chi assiste all’arresto.

4. I personaggi di sfondo “sottolineano” le decisioni dei protagonisti

I nostri personaggi potrebbero trovarsi a prendere delle decisioni importanti, nel corso della storia. E’ facile pensare che basti approfondire l’aspetto introspettivo per dare drammaticità a questi momenti decisivi. 

Un buon modo per sottolineare la decisività e la difficoltà a prendere una decisione può essere sottolineata dalla descrizione di come i personaggi di sfondo possono o potrebbero reagire alla decisione presa dal nostro protagonista. Si può evidenziare, così, “il peso” che grava sul nostro protagonista.

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5. Usare personaggi di sfondo per creare mistero e suspense

Questo è un modo molto efficace per catapultare un lettore in una storia di mistero. Se inizi a descrivere come un evento o un luogo o un oggetto ha sempre suscitato le reazioni incuriosite o spaventate dei personaggi di sfondo, il lettore sarà portato a chiedersi le ragioni di questo mistero e ad aspettarsi spasmodicamente il disvelamento della verità dietro allo stesso mistero.

 

Insomma, io ritengo che bisogni prendere con le pinze chi consiglia di “assottigliare” al minimo i romanzi e tagliare – crudelmente – tutte le parti non necessarie. Penso, infatti, che parti non necessarie come i personaggi di sfondo siano, invece, fondamentali per completare un lavoro e renderlo realistico, verosimile e tridimensionale.

E voi che ne pensate? Vi è piaciuto il post?

 

 

10 commenti

  1. L’esigenza di escludere tutti gli elementi non necessari al progresso della ricerca fantastica è sentita per esempio da Poe, che ne scrive nei suoi saggi critici.
    Mi viene in mente un romanzo di Leo Perutz, Di notte, sotto il ponte di pietra (per me uno dei massimi capolavori della narrativa novecentesca): dopo aver letto i primi capitoli non puoi fare a meno di pensare “ok, me l’hanno spacciato per romanzo ma in realtà è una serie di racconti che hanno in comune solo luogo e periodo storico” (Praga al tempo di Rodolfo II d’Asburgo). Proseguendo fino in fondo arrivi a comprendere che ogni singola parte, apparentemente slegata dalle altre, in realtà ha un ruolo preciso in una struttura narrativa complessa che giunge al culmine nel capitolo in cui si dà conto del titolo del romanzo.
    Gestire efficacemente un lavoro di quel genere non è da tutti: ci vuole uno scrittore veramente abile, non ti pare? 🙂

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    1. Sicuramente. Non tutti possono avere una simile maestria.
      In generale comunque non mi sento un fautore della teoria per cui ogni elemento non necessario deve essere espunto. Tra l’altro, hanno spesso detto che sono molto asciutto e sintetico nella mia prosa, ma non elimino mai qualche dettaglio o qualche digressione introspettiva. Spero che i romanzi comunque rimarranno ben lontani dalle sceneggiature.
      Ti ringrazio molto per gli esempi forniti, Claudio. 😊😊

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  2. Bel articolo. Credo che la narrazione giusta sia quella che l’autore sente, diversamente snaturerebbe il proprio stile e ne risentirebbe la fluidità nella lettura. Credo non esista un modo giusto o sbagliato. La quantità di descrizioni (tante o poche) non definisce la bellezza di un romanzo. Quello che la determina è una trama ben strutturata, una caratterizzazione dei personaggi adeguata e i dialoghi pertinenti.

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  3. Hai messo all’inizio un’immagine dei Simpson, che secondo me rappresentano il modo migliore in cui utilizzare i background characters: sommariamente caratterizzati, popolano e danno vita al mondo in cui si muovono i protagonisti, che diventa così familiare anche allo spettatore, che si sente a casa. Io adoro le storie corali con moltissimi personaggi (e quindi anche il modo in cui è strutturato I Simpson), ma ho provato sulla mia pelle quanto sia difficile gestirne un numero molto alto; soprattutto diversificandoli quanto basta da renderli riconoscibili, e interessanti senza perdersi troppo per strada a seguire storie secondarie.

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