L’infanzia: il luogo dove continuiamo a rifugiarci

Per tanto tempo ho pensato di essere singolare, strano, un eterno Peter Pan per certi versi. Ma più passa il tempo, più mi rendo conto di non essere solo. 

In questi giorni, durante una conversazione a tavola, mi sono ritrovato a dire: “Tutto ciò che mi piace è legato alla mia infanzia. Mi porto dietro ancora i gusti di quand’ero piccolo“. 

Sembrerebbe la frase perfetta per descrivere i bamboccioni (termine che odio) della mia generazione, ma ha un fondamento di verità. 

Millennials costretti a rimanere bambini

Ciò che vorrei dire, però, è che non sono strano io. Basta vedere la reazione che hanno migliaia di persone, di fronte all’ennesima “maratona di Harry Potter” per contrastare la depressione da pandemia globale. 

Un’intera generazione è rimasta ferma al confortevole mondo della Rowling e continua a trovare sicurezza in quelle storie fantastiche che l’hanno fatta crescere e l’hanno aiutata a comprendere il mondo. 

Un mondo che, per la mia generazione, finora non ha riservato poi tante occasioni. 

Saremo mai davvero adulti?

Ho sempre odiato le persone che criticano chi non ha responsabilità. Le trovo miopi perché omettono di fare una distinzione fra chi le responsabilità le vuole e non le ha e chi, invece, le evita. 

Alla mia età, è vero, ci sono tante persone che hanno messo su famiglia. Ma è altrettanto vero che le difficoltà economiche e le prospettive lavorative languono (salvo in alcuni settori) e, quindi, rimane da chiedersi se saremo mai davvero adulti. Adulti nel senso canonico del termine. Di certo c’è che, se e quando diventeremo adulti, saremo fuori tempo massimo. E possibilmente saremo più immaturi e indifesi di quanto non lo è stata nessuna generazione prima di noi. 

Se, prima, mi sembrava che noi millennials fossimo alle prese con un’adolescenza infinita, ora mi rendo conto che la “maturità ci ha riportato all’infanzia“. 

Non cerchiamo di distrarci, fingendoci grandi e fighi. Cerchiamo di distrarci da quello che non va, tornando ai tempi in cui eravamo bambini. Ai tempi in cui le responsabilità erano fare i compiti a casa e non perdersi nemmeno una puntata di Dragonball o Rossana. 

La nostalgia: arma a doppio taglio

Mi rendo conto, però, che la nostalgia è una vera e propria arma a doppio taglio.

Ci fa piacere rivedere, di tanto in tanto, i film che ci facevano sognare da bambini e così rivedere anche i cartoni che allietavano i nostri pomeriggio. D’altra parte, la realtà ci aspetta sempre fuori dalla porta. Ci ricorda che questi momenti di “magia” e di “gioco” li stiamo rubando a un tempo che dovrebbe sottoporci nuove sfide. 

Un augurio per il futuro

Mi sento di chiudere questo (forse) sconclusionato post con un augurio rivolto a chi si ritrova in questa stasi perenne, in questo revival dell’infanzia.

Mi auguro e ci auguro di crescere, a poco a poco. Di affrontare la fine della pandemia e le nuove prospettive di vita con maggiore forza e vigore. Avremo sempre l’occasione di contare sugli amici dell’infanzia (da Harry Potter a Goku, passando per numerosi altri eroi) da cui non vogliamo separarci, ma dovremo accantonare ogni timidezza e vivere davvero. 

Credo che, quando tutta questa crisi globale terminerà, la nostra vera sfida sarà quella di riappropriarci dei sogni a occhi aperti. Di quei sogni che crediamo possibili solo nelle storie di fantasia. 

Che il nostro carico di sogni e magia XXL diventi uno strumento in più per vivere questo mondo con gentilezza, comprensione e lungimiranza.

11 pensieri riguardo “L’infanzia: il luogo dove continuiamo a rifugiarci

  1. Rifugiarsi nell’infanzia non è sempre negativo, e forse oggi lo facciamo più di prima perché è il solo modo per continuare a sognare… Sono sicura che quando finirà tutto questo l’infanzia tornerà ad essere la nostra spinta a realizzare ciò che vogliamo 🙂

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  2. Proprio l’altra sera ho rivisto Harry Potter e la Pietra Filosofale, inizialmente l’ho messo solo come tappeto sonoro ma poi mi sono accoccolato sul divano per guardarlo come si deve; e l’ho adorato! Erano anni che non lo vedevo, e avevo dimenticato l’emozione che trasmette. Ci sono milioni di obiezioni che si possono muovere a Harry Potter, e alcune le condivido, ma l’altra sera mi ha fatto davvero stare bene, in pace, in serenità per qualche ora.

    Tra l’altro, lì che anche una delle mie citazioni preferite di sempre, che si sposa bene con il tuo articolo; quando Silente, davanti allo specchio delle brame, dice che non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere.

    Però non so se continuare a consumare “prodotti per l’infanzia”, diciamo, significhi non voler o non poter diventare adulti. Io leggo e guardo moltissimo fantasy, guardo un sacco di cartoni animati, perché sono generi che mi piacciono e mi intrattengono; però poi ho un lavoro, riesco a mantenermi e a mantenere una casa, a pagare quello che devo (quasi sempre in tempo) e tenermi in vita anche senza la supervisione di un adulto responsabile. Per quanto mi piaccia immergermi in questo mondo d’infanzia so benissimo di non essere più un bambino e nemmeno vorrei fingere di esserlo o tornare a esserlo – per tacere dell’adolescenza vero?

    Non credo nemmeno sia una prerogativa unicamente della nostra generazione: quando ero piccolo, diciamo 7-8 anni, mia mamma aveva più o meno l’età che ho io adesso, e mi ricordo che si appassionava alle stesse cose che piacevano a me e a mia sorella e non si perdeva una replica di Heidi, che guardava quando era piccola lei. Dopo avermi visto perdere la testa per Harry Potter, poi, lo ha letto anche lei e lo ama disperatamente da allora. Insomma, penso sia un atteggiamento piuttosto comune quello di indugiare con un po’ di nostalgia e piacere alle cose che hanno caratterizzato la nostra giovinezza, a prescindere dalle condizioni in cui ci troviamo.

    Discorso diverso invece per quanto dici sulle possibilità che ci sono offerte; su questo nulla da eccepire, assolutamente vero. Siamo la prima generazione che si trova ad essere più povera di quella dei propri genitori , ma anche, come dici tu, spesso più impreparata della precedente ad affrontare il mondo; colpa dei tempo che cambiano molto velocemente, ma anche, secondo me, da come siamo stati cresciuti, troppo protetti, troppo supervisionati. Mi spaventa anche quando dici che “quando saremo adulti, saremo oltre tempo massimo”; è verissimo, ma anche perché ci stiamo mettendo talmente tanto a prendere il nostro posto (e qui ringraziamo anche le generazioni precedenti che non possono o non si vogliono togliere dai piedi) che quando arriveremo ad essere il presente avremo già la generazione successiva pronta a prendere il nostro posto. Non facciamo in tempo a essere il presente che siamo già passato.

    L’importante, come dici tu, è non fuggire mai dalla propria vita e affrontarla sempre, sebbene molto spesso sia davvero difficile. Hai scritto un bellissimo augurio alla fine, e ti auguro di realizzarlo!

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  3. Per me l’infanzia non è stata così piena di gioie e lustrini, ma ancora oggi mi piacciono alcuni prodotti (serie, libri, film, fumetti) che all’epoca mi avevano entusiasmato e che mi aiutavano a stare meglio in una vita che tutto sommato non era così appagante.

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  4. Se ritieni che il tuo articolo sia sconclusionato, aspetta il mio commento XD

    Credo che molto dipenda dallo stato in cui si vivono gli svaghi: c’è chi li prende come pausa e chi come fuga. Il secondo approccio è il problema (la vita non smette di avanzare) mentre il primo è riposo e riflessione e i suoi effetti aiutano ad andare avanti, magari insegnando qualcosa o ispirando ad andare avanti senza diventare pazzo, o indicando nuove strade.
    Perché puoi leggere lo stesso libro mille volte, ma non per questo ne trarrai gli stessi concetti ogni volta.
    Bisogna solo ricordare che pause e vacanze finiscono, quindi si torna alla vita reale. E se si prende la cosa come una fuga… una vita in fuga può essere stressante!

    Riguardo a ciò che uno sceglie di vedere/leggere etc., se una cosa di quando si era bambini tocca ancora certe corde, vuol dire che la persona e l’opera hanno ancora una buona affinità e chiunque valuti qualcuno come un bambino perché segue (anche) storie da bambini manca di introspezione: le cose che ci piacciono saranno pure diverse, ma il sentimento che ci spinge verso di essere potrebbe essere simile o identico – come il sentimento religioso che spinge verso una dottrina o verso un’altra.
    Oggetto diverso, simile spinta.
    La differenza tra me, che leggo anche fumetti e gioco ai videogiochi nel mio tempo libero e chi si dedica a uno svago “da adulti” come vedere un film complesso da decifrare o una telenovela per massaie d’altri tempi è solo nei gusti, in entrambi i casi siamo adulti che fanno i conti con le storture di un mondo inadatto a qualsiasi età, a meno di avere un pacco di soldi da spendere.

    En passant, se qualcuno mi venisse a dire che per essere adulto si deve per forza avere figli, risponderei che a procreare non ci vuole poi un grande sforzo, salvo problemi di salute, ci riescono pure i cani randagi per strada, mentre scegliere di non avere figli quando non puoi dar loro nulla più che affetto (che non riempie la pancia né offre istruzione specialistica con cui andare avanti; non siamo fatti di puro spirito o di sola emozione) denota quanto meno il non avere la testa tra le nuvole.

    Quindi ok sperimentare nuove strade e crescere, chi smette di crescere inizia a morire, ma – senza tirare in ballo la poetica del bambino interiore – smettere di seguire gli svaghi infantili che ancora si amano, quando si ha un attimo di respiro, è una forma di autoflagellazione e non un indizio di maturità.
    Produrre quegli svaghi ha richiesto un certo livello (opinabile, ok) di maturità e adulta professionalità e chi vuole ne può fruire in modo più o meno profondo. E a chi è in vena di criticare, si può rispondere che anche certi sport da milionari, come il calcio, nascono come giochi per ragazzini 😛

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    1. Oddio. Io non volevo parlare degli oggetti/svaghi in sé ma di come chi non può avanzare nella vita (per ostacoli esterni) in qualche modo rimane invischiato in una fuga all’infanzia.

      Comunque a giudicare da come è stato percepito diversamente da tutti questo articolo, era davvero sconclusionato. 😂

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      1. Io e te abbiamo dei trascorsi di fraintendimenti XD

        Allora rielaboro: non si può combattere su tutti i fronti in continuazione, se ti attacchi a una valvola di sfogo per non esplodere, basta che non ti danneggi e una vale l’altra 😛
        Ma sempre con un occhio aperto per cercare una soluzione.

        Alla fine ho rielaborato ben poco, per ora è il meglio che posso fare ^^

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  5. Io non capisco come si faccia in questo periodo storico, anche prima della pandemia, a valutare una persona responsabile o meno solo dai fattori dove vive e se ha figli.
    Io vivo ancora con mia madre perché lavoro saltuariamente e non ho mai avuto voglia di procreare anche per questo motivo. Però mi ritengo più responsabile di un ventenne (o coetaneo) che va a vivere da solo, salvo poi chiedere aiuto economico ai genitori perché non riesce ad arrivare a fine mese. O di una mia ex collega (precaria pure lei) che ha avuto un figlio a 22anni con un ragazzo più precario di lei. Però agli occhi della società io sono una bambocciona e lei una donna matura.
    Sarà strana mia madre che mi ha sempre insegnato che i figli non te li devono crescere (e campare/mantenere) gli altri.
    Mchan
    Ps: riguardo l’argomento nostalgia infantile io adoro ancora i film della Disney 😉

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