Recensione di “Viera. Un’italiana del ’23” di Paola Mattioli

Buongiorno, amici lettori!

Oggi ritorno a fare recensioni di libri. Il libro di cui vi parlerò oggi si intitola “Viera. Un’italiana del ’23” di Paola Mattioli, che ringrazio per avermi inviato una copia del libro. 

Di cosa parla?

“Viera. Un’italiana del ’23” è un diario. Il diario di Viera, la madre di Paola. Un diario in cui una donna che aveva sperimentato gli alti e bassi della vita e, soprattutto, le difficoltà della seconda guerra mondiale si racconta e ripercorre gli eventi salienti della propria vita, esprimendo un giudizio su quella che è stata la sua vita.

Anche se, forse, sarebbe più giusto dire che Viera, nelle sue pagine, ci parla di vita in astratto. Credo, infatti, che in molti potrebbero ritrovarsi nelle sue riflessioni sulla vita. Mi hanno colpito in modo particolare i suoi pensieri sulle incertezze della vita e su quel costante senso di attesa verso qualcosa che deve ancora accadere, verso una preoccupazione che non ha contorni ancora definiti. 

Il mio giudizio

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Devo ammettere di avere apprezzato l’idea di vivere le esperienze che Viera aveva vissuto in prima persona. Il suo è un diario autentico, privo di orpelli e di scene romanzate. Sono pensieri schietti che trasportano il lettore in un’epoca lontana, di cui dobbiamo serbare il ricordo. 

Inoltre, questo diario ci permette di riflettere sul senso della vita. Le vicende vissute da Viera potrebbero essere le vicende che hanno vissuto i miei genitori o i miei nonni o quelle che vivrò io, da questo momento in poi. In generale, emerge un senso di incostanza della vita, di oscillazione fra trionfi già pregustati e dolorose discese. 

Viera è una donna come tante e la sua famiglia è una famiglia come tante. E forse questo dovrebbe stimolare di più il lettore. Non c’è niente di artefatto: il diario permette di scoprire uno spaccato di Italia che magari si conosce meno. Ci permette, ad esempio, di conoscere la Romagna della prima metà del Novecento e quelle che erano le usanze di alcune zone italiane. 

Lo stile con cui è stato redatto il libro (sia l’adattamento del diario che le pagine scritte da Paola, la figlia) è asciutto, pulito, senza inutili guizzi. E’ una testimonianza di una vita vissuta, di una vita reale.

Se devo trovare un difetto a questa lettura, mi sento di dire che, considerando anche le pagine occupate da alcune immagini relative alla vita di Viera e della sua famiglia, il libro è troppo breve. Si tratta di un racconto che ti passa veloce davanti agli occhi. Un racconto di vita che impegna circa un’ora di lettura. Troppo poco, dal mio punto di vista, per permettere di sviluppare una vera empatia fra lettore e autore. 

Chiaramente, però, mi esprimo con tutto il dovuto rispetto del caso perché si tratta di ricordi di una vita vissuta e che Viera, di certo, non pensava sarebbero divenuti un libro. 

E’ la lettura perfetta, però, per chi ama leggere storie vere e che ama i racconti ambientati ai tempi della guerra. 

Potete acquistarlo a questo link!

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