Recensione de “Le vergini delle rocce” di Gabriele D’Annunzio: un “trattato” sul superuomo

Buongiorno amici e ben ritrovati sulla mia pagina.

Oggi torniamo a parlare di libri e lo facciamo con la “recensione” – difficile quando ci si approccia a grandi della letteratura usare questo termine – de “Le vergini delle rocce” di D’Annunzio, che è stata la mia ultima lettura.

TRAMA:

copertina (1)

Parlare di trama non è mica facile. Il romanzo esplora la storia di Claudio Cantelmo che si ritrova in un luogo non precisato di quello che era stato il Regno delle due Sicilie. Qui incontra una famiglia con cui aveva avuto rapporti in tempi passati e viene subito attirato dal fascino delle tre sorelle che lo ospitano e lo portano a rivivere le gioie della campagna e della natura.

Claudio si troverà a dover scegliere una delle sorelle da sposare, nell’intento di procreare un figlio che assuma i tratti caratteristici del superuomo e che, in qualche modo, faccia rivivere una dignità aristocratica ormai perduta nel tempo.

IL MIO GIUDIZIO:

Devo ammetterlo, si è trattato di una lettura faticosa, che mi ha lasciato con opinioni discordanti.

Non si può discutere lo stile. D’Annunzio è D’Annunzio. Le capacità poetiche e letterarie dell’autore sono eccezionali. Il problema, semmai, è che D’Annunzio si innamora troppo di se stesso e la quasi totalità del romanzo appare un esercizio di stile e uno sfoggio di cultura classica.

La trama è soltanto abbozzata. La storia viene introdotta dopo una lunga premessa sul concetto di superuomo – che è, a tutti gli effetti, una sorta di testamento intellettuale di D’Annunzio – e inframmezzata da continue digressioni dedicate alla nobiltà italiana decaduta e, come anticipato, alla classicità, utilizzata in maniera sovrabbondante e stucchevole piuttosto che in maniera metaforica o enfatica per arricchire la storia portante del romanzo.

IL SUPERUOMO:

Ciononostante, è un libro che offre molti spunti. In particolare, ciò che ho apprezzato è la parte iniziale del romanzo. La stessa idea di superuomo, come rivisitata dall’autore, è affascinante, anche e soprattutto perché ruota attorno a un concetto di indipendenza. Un’indipendenza sentimentale e amorosa che io definirei quasi atarassia.

In alcuni passaggi mi sentirei anche di dire che non c’è nulla di estremo o di non condivisibile nei messaggi dannunziani. Concordo, ad esempio, con la visione di un uomo che perde la sua autenticità se diventa schiavo dei propri sentimenti.

La volontà dell’uomo non deve crollare e non deve essere messa in discussione. L’uomo deve vincere le intemperie dei sentimenti e fuggire dalle dipendenze emotive.

Questo è il nucleo centrale del superuomo – quanto meno nella prima parte del romanzo.

Questo prototipo, tuttavia, viene ampliato e definito in maniera particolareggiata, però, nell’ultimo capitolo del libro e là emerge l’ideologia dannunziana più ricordata, legata ai valori aristocratici e a uno spirito di grandezza elitaria che lo stesso autore ritiene estinto in Italia al momento in cui ha portato a termine il romanzo.

LO CONSIGLIO?

In realtà nì. Se volete approfondire la figura del superuomo e conoscere meglio D’Annunzio, “Le vergini delle rocce” è un romanzo consigliato. Altrimenti, se cercate una lettura più canonica e che vi intrattenga, credo che potreste trovare tanti altri grandi classici più adatti a voi. Ritengo, infatti, che non si possa ignorare l’eccesso di autocompiacimento letterario di D’Annunzio in questa particolare opera, lontana dall’equilibrio del suo capolavoro “Il piacere”.

Potete acquistarlo qui!

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