Recensione di “Accabadora” di Michela Murgia

Buongiorno amici e ben ritrovati sulla mia pagina.

Oggi recensisco un libro il cui acquisto mi è stato consigliato da una mia amica. Sto parlando di “Accabadora” di Michela Murgia.

TRAMA:

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Maria è la fill’e anima di Bonaria Urrai. I figli dell’anima non sono altro che figli adottati, al di fuori delle leggi, secondo una pratica diffusa in Sardegna che vedeva le famiglie troppo numerose disfarsi di quei figli che rappresentavano una spesa eccessiva per l’economia della famiglia.

Bonaria svolge un mestiere assolutamente peculiare. È, infatti, l’accabadora di Soreni, ovverosia colei che pratica l’eutanasia dei moribondi e degli agonizzanti che hanno deciso di abbandonare la vita.

Nonostante a Maria non manchi niente nella nuova sistemazione a casa di Bonaria, venire a conoscenza della verità dietro alla morte di un ragazzo del paese e della reale occupazione della madre adottiva la porterà a decidere di lasciare la Sardegna. Partirà nel tentativo di allontanarsi da una realtà che non accetta e che forse non capisce nemmeno.

IL MIO GIUDIZIO:

Accabadora è un breve romanzo che sorprende. Lo definirei un libro seducente, con le sue frasi intense ma allo stesso tempo mai pesanti. È un romanzo di formazione ma è anche un dipinto curato di una realtà da molti poco conosciuta come è quella delle piccole realtà sarde dello scorso secolo.

È un romanzo che parla di vita, di morte, di esperienze e di sentimenti. La Murgia, infatti, affronta varie tematiche molto rilevanti e lo fa attraverso la prospettiva di un gruppo di persone molto singolari, pezzi di un mosaico vivido e riconoscibile, quello appunto della Soreni degli anni Cinquanta.

Tuttavia, l’aggettivo che ho utilizzato per descriverlo – seducente – non è affatto peregrino. Almeno per me, “Accabadora” è una lunga premessa a qualcosa che non si realizza mai compiutamente. Ritengo che la brevità dell’opera impedisca al lettore di lasciarsi coinvolgere in maniera completa e totalizzante.

Ciononostante, credo che questa seduzione incompleta sia voluta dall’autrice che spinge il lettore a riflettere e a leggere fra le righe. La vera storia, il vero senso del romanzo sta nei non detti, nelle frasi dal significato equivoco, negli spazi narrativi omessi.

LO STILE:

Ritornare a leggere autori italiani, devo ammetterlo, mi sta facendo bene. Sto riscoprendo, infatti, uno stile unico che mi era mancato negli ultimi mesi, in cui mi ero dedicato alla lettura di romanzi esteri.

La Murgia mi riporta a quel saper scrivere di poco, di sentimenti, di realtà cruda e senza orpelli, tipico dello stile degli autori italiani contemporanei. È una scrittura pastosa, piena di sapore, ma allo stesso tempo delicata. Le parole della Murgia sono morsi sulla pelle che non fanno male, ferite che non lasciano segni. È intensa, mai banale, a volte ardita, ma sempre scorrevole e piacevole da leggere. Una vera scoperta.

SCEGLIERE DI MORIRE

Io mi chiedo, alla fine di questa lettura, se sia condivisibile la presa di posizione di uno dei personaggi, che, pure con la vita davanti, decide di morire. Il tema legato al fine vita o all’eutanasia, che dir si voglia, è sempre un tema delicato.

Credo che l’autrice riesca ad affrontarlo con grazia, lasciando al lettore il compito di tirare le somme.

Da ciò che ho letto, mi sento di dire che nessuno dovrebbe essere giudicato, quando non è in grado di affrontare un dolore o di accettare una vita limitata o troppo diversa da quella che riterrebbe sopportabile. Non sempre una scelta drammatica è una scelta sbagliata o fatta per debolezza. Questa è forse la vera provocazione al centro di “Accabadora”. Si può scegliere di morire e non essere comunque in errore.

Potete acquistare il libro qui!

5 pensieri riguardo “Recensione di “Accabadora” di Michela Murgia

  1. E’ il primo libro che ho letto della Murgia. Lettura fatta con il gruppo di lettura. Dopo aver letto altri libri di Michela Murgia è l’unico che mi abbia veramente appassionato. Difatti è l’unico che ho comprato per la libreria e di tanto in tanto l’utilizzo come regalo. Devo ammettere che è stata una concomitanza di fattori che abbia trasformato questo buon romanzo un piccolo classico per me: sono sardo da parte di mamma e sono affascinato dal passato sardo. L’ho letto durante le vacanza invernali che ho passato in Sardegna proprio nella zona di Cabras dov’è nata e cresciuta la Murgia.

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