Recensione di “Ogni storia è una storia d’amore” di Alessandro D’Avenia

Buon pomeriggio, amici lettori, e buona vigilia di Pasqua.

Oggi torno a parlare di libri, recensendo l’opera che mi ha tenuto compagnia in questi giorni.

Sto parlando di “Ogni storia è una storia d’amore” di Alessandro D’Avenia.

DI COSA PARLA OGNI STORIA È UNA STORIA D’AMORE

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Non è facile descrivere il libro in questione perché non si tratta né di un romanzo né propriamente di un saggio. Potrei dire che è una via di mezzo fra i due generi.

All’interno del libro di D’Avenia vengono esplorate e raccontate le storie di alcune donne che hanno un aspetto in comune: sono state amate da scrittori, poeti o registi famosi. Donne che sono state – come D’Avenia direbbe – l’espressione più pura della Musa poetica che ispira l’artista a creare.

Queste storie si sviluppano attorno a un’impalcatura narrativa che ha come fondamento il mito di Orfeo ed Euridice, mito che, a giudizio dell’autore, è il vero emblema di ogni storia d’amore e della sua evoluzione (il tema dell’evoluzione è vero caposaldo del libro che, d’altra parte, richiama in più parti Le metamorfosi” di Ovidio).

IL MIO GIUDIZIO

Ogni storia è una storia d’amore”, a mio modo di vedere, è un libro imperfetto ma interessantissimo. Una lettura che permette di riflettere in modo illuminante su quelli che sono i caratteri tipici dell’innamoramento e dell’amore.

Penso che aver letto quest’opera dopo aver letto “Amore liquido” di Bauman, mi abbia permesso di cogliere la correttezza e l’efficacia di alcune riflessioni sociologiche e psicologiche inserite in un contesto letterario che omaggia la classicità senza mai ricadere nell’ampolloso e nel ricercato fine a se stesso.

La trovo un’opera imperfetta perché, a fronte della perfezione stilistica, alcune delle storie di cui si compone il libro non hanno il mordente necessario a mantenere sempre alto l’interesse del lettore.

Ciononostante, non posso che ribadire quanto abbia ammirato la capacità espositiva di D’Avenia. Alcuni passaggi lasciano davvero senza parole, non solo per la forma ma anche per il contenuto. Credo che il suo stile riesca a combinare chiarezza e raffinatezza in un prodotto che non può non piacere agli amanti della bella parola.

L’AMORE PER I POETI

Il tema centrale del libro – o, per lo meno, quello centrale ai miei occhi – è il modo in cui l’amore viene vissuto dai poeti.

In qualche modo, “Ogni storia è una storia d’amore” propugna un messaggio: il vero poeta trae la sua arte dall’assenza dell’amore, dal desiderio, dall’incompletezza. L’amore è una completezza che sazia, che non crea combustibile per l’arte.

Keats e Gozzano, a mio modo di vedere, sono dei veri emblemi di questa logica. Entrambi hanno ricercato l’assenza, il distacco, perché solo nel distacco sono riusciti a creare, solo in una vita dedicata prima all’arte e poi all’amore sono stati capaci di raggiungere gli apici della loro creatività poetica.

AMORE-CREAZIONE CONTRO AMORE-NORMALITÀ

Sebbene D’Avenia sembri dire che l’amore possa davvero salvare e che solo la rinuncia all’egoismo possa rendere felice una persona, la visione d’amore che permea le storie scelte dall’autore mette in contrapposizione due modi antitetici di interpretare l’amore, entrambi lontani da quell’ideal-tipo che potrebbe essere definito AMORE-SALVEZZA.

Infatti, da una parte si può evincere una concezione di amore come potere creativo. Solo quando si sperimenta l’amore, il poeta è in grado di ricreare il mondo, perché tocca l’immortalità e trae dalla sua realtà un potere demiurgico impareggiabile. Dall’altra, però, l’amore vissuto in modo autentico, in modo pieno, e paritario con la propria partner sembra rendere il poeta normale. Il poeta che si dedica all’amore, che rinuncia all’egoismo, non può avere la stessa forza creativa perché non ha il desiderio di descrivere una realtà più confortante, più sublime nelle sue parole.

Che i poeti siano dei dannati? Che amino più la ricerca dell’amore che l’amore stesso?

Domande, queste, irrisolte alla fine di questo libro che forse si apprezza proprio per il non dare una risposta univoca, quanto meno non la dà per gli artisti.

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