Recensione de “L’estate che sciolse ogni cosa”: un romanzo sull’imperfezione umana

“Ogni amore conduce al cannibalismo. Ora lo so. Prima o poi i nostri cuori divoreranno, se non l’oggetto del nostro affetto, noi stessi.”

 

Buongiorno, amici lettori e bentrovati sulla mia pagina. Oggi parliamo de “L’estate che sciolse ogni cosa” di Tiffany McDaniel, un libro che è tanto stato consigliato l’anno scorso e che ho finalmente deciso di recuperare. Ringrazio sempre le mie bookblogger di fiducia perché sono delle spacciatrici di roba buona.

DI CHE COSA PARLA L’ESTATE CHE SCIOLSE OGNI COSA?

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Il libro della McDaniel è difficilmente definibile. Anzi, alla fine, credo che sia del tutto impossibile attribuire un’etichetta a un romanzo che ha un evidente vena sentimentale ma che lascia tantissimi interrogativi.

Leggendolo, mi è sembrato quasi che due mondi si fossero incrociati. Come se la narrativa generale e intimista si fosse fusa con la tendenza di alcuni autori (alcuni hanno parlato di echi di King e Gaiman) a un’estremizzazione della psicologia dei personaggi e delle situazioni fino ad arrivare all’inverosimile.

È un libro che ci trasporta negli anni Ottanta. Precisamente nel 1984, anno in cui Fielding, il protagonista, perse definitivamente la propria innocenza durante un’estate che cambiò la sua vita e quella della sua famiglia. Una serie di eventi drammatici e, a volte, davvero inspiegabili hanno marchiato in modo definitivo Fielding e lo hanno destinato a una vita di tribolazioni. Ma cosa è davvero successo durante quell’estate? Beh… per scoprirlo, vi invito a leggere il libro!

IL MIO GIUDIZIO

L’estate che sciolse ogni cosa è un romanzo complicato da definire e anche da analizzare. Per gran parte del tempo della lettura, la sensazione che predomina nel lettore è proprio lo smarrimento e l’incapacità di inquadrare il tipo di storia che gli sta venendo raccontata.

Eppure, è un libro che non annoia, che non allontana, che immerge del tutto in quell’estate del 1984 nell’afosa cittadina di Breathed, in Ohio.

È un libro che, alla fine, si apprezza per come ci parla dell’imperfezione umana. Sì, credo proprio che l’imperfezione dell’essere umano sia il punto focale del romanzo della McDaniel che sfrutta una serie di espedienti narrativi per mettere in evidenza tutti i limiti dell’uomo e tutto il dolore che riesce a creare con la propria ignoranza.

LO STILE DELLA MCDANIEL

Come detto, nella McDaniel sembrano convivere due nature differenti. Da una parte la scrittrice intimista, dall’altra la scrittrice capace di portare le situazioni all’estremo per descrivere i difetti e le contraddizioni della mente umana.

Il suo “L’estate che sciolse ogni cosa” è un libro particolare, diverso da tutti quelli che ho letto finora. È un esperimento, però, che funziona e che rapisce l’attenzione del lettore.

Mi sento, inoltre, di lodare le doti della McDaniel nel gestire il ritmo della sua narrazione. Anche nelle sezioni di libro con meno colpi di scena ed eventi significativi, riesce a mantenere un ritmo alto e a rendere magistralmente scorrevole la lettura.

DUE TEMI PORTANTI: RAZZISMO E OMOFOBIA

Sebbene la McDaniel non manifesti apertamente l’intento di far diventare il proprio un libro politico, le due tematiche più importanti del romanzo sono senza dubbio il razzismo e l’omofobia. Gli anni Ottanta sono un periodo storico perfetto per smascherare quella che era ancora la mentalità statunitense in relazione a queste questioni così delicate.

I neri erano ancora considerati dei perdigiorno, una razza di falliti da cui bisognava tenersi alla larga.

Gli omosessuali – anche e soprattutto a causa della diffusione dell’HIV – erano dei peccatori che meritavano la giustizia e la punizione divina.

La McDaniel di omosessualità ne parla molto, nella seconda parte del romanzo. E lo fa per evidenziare quanto l’ignoranza possa allontanare le persone e di come la stessa ignoranza possa far credere agli individui di poter sapere e decidere cosa è meglio per gli altri.

 

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