BOJACK HORSEMAN: UNA SERIE STRAORDINARIA CHE SPIEGA I TEMPI MODERNI E RACCONTA LA DEPRESSIONE

Qualche mese fa, alcuni miei amici mi avevano spinto a dare un’occasione a questa serie animata Netflix. Inizialmente scettico, mi ero deciso a dare una chance a Bojack Horseman, ma mai mi sarei aspettato che avrei amato così profondamento la serie ideata da Raphael Bob-Waksberg.

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BOJACK HORSEMAN SPIEGA I TEMPI MODERNI

Non penso di esagerare affermando che nessuna serie (animata o meno) riesca al pari di Bojack Horseman a spiegare i tempi moderni, la nostra società, le sue nevrosi e i controsensi.

In particolar modo, trovo che lo show Netflix riesca in maniera chirurgica a dipingere le relazioni umane, in un modo tanto realistico da essere quasi difficile da sopportare agli occhi di uno spettatore. In Bojack Horseman non c’è evasione. I disegni, le città colorate e gli animali antropomorfi sono solo una copertina per una narrazione estremamente verosimile e che io definirei “dura”.

Bojack Horseman è una serie dura perché non edulcora i messaggi che lancia, perché affronta tematiche spinose, complesse e lo fa assumendo il punto di vista dell’uomo comune. Non prova ad assumere una visione più saggia, più incoraggiante. No, ogni argomento viene esplorato attraverso il punto di vista di personaggi che sono, quasi sempre, pieni zeppi di difetti e difficoltà.

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LA DEPRESSIONE IN BOJACK HORSEMAN

Possiamo anche ignorare l’elefante nella stanza, ma ritengo che il vero leit motiv di Bojack Horseman sia la depressione.

Lo show Netflix ci racconta la depressione, senza nessuna pretesa di “spiegarla” o di aiutare lo spettatore. Vengono proposti personaggi – in special modo il protagonista – che affrontano percorsi in cui, prima o dopo, si incappa nella depressione.

Bojack combatte tutta la sua vita con lo spettro della depressione, che viene esplicitata e dipinta nella serie come un vuoto che assorbe tutto.

E, se c’è davvero un messaggio da serbare a seguito della visione dello show, è che bisogna affrontare i propri demoni e non fare finta di nulla. Tutto ciò che ci tormenta va affrontato a viso aperto per evitare che diventi tossico e ci porti a sbagliare nella vita, fino al punto di rischiare di distruggerci. Ciò è reso tanto chiaro nel caso di Bojack che tira a campare, ignorando i drammi irrisolti causati dal rapporto ambivalente coi genitori e dall’incapacità di gestire la celebrità.

“CHE CI VUOI FARE? LA VITA FA SCHIFO E POI SI MUORE”

Questa frase, estrapolata dal dialogo finale della serie, a mio avviso, riassume tutta la “poetica” della serie, intrisa di un nichilismo realista che semplifica l’esistenza umana.

La felicità in Bojack Horseman è illusoria, sono i momenti di fuga dai problemi, i momenti di evasione dal dolore, sono quelle brevi epifanie in cui si ha consapevolezza di se stessi e ci si riesce a guardare allo specchio senza disprezzarsi.

È una serie che va guardata con attenzione, che fa riflettere e che, ritengo, sia utile a ogni spettatore chiamato a confrontarsi con una vita quotidiana in cui le difficoltà spesso sono più numerose e ingombranti dei momenti felici.

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