Poesie d’amore di Nazim Hikmet – il mio commento

“Mi spoglio della mia solitudine

della mia solitudine che somiglia alla morte”

Da molto tempo volevo leggere le liriche di Nazim Hikmet. I riferimenti nella cultura popolare e – diciamocelo – le numerose citazioni in giro sui social mi avevano convinto che mi sarei innamorato della poesia di questo poeta turco nato agli albori del secolo scorso, e non mi ero sbagliato.

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Ho davvero amato la raccolta “Poesie d’amore” della collana Oscar Mondadori.

La storia di Hikmet è assai affascinante e mi colpisce come un uomo sia riuscito a dedicarsi con una simile passione alle lettere durante un’esistenza passata tra prigionia ed esilio. Non posso che ammirare Hikmet, le cui parole hanno fatto breccia nella mia anima, conquistando ogni resistenza.

Se è vero che il bello serve nella vita, la lirica di Hikmet è un’iniezione di bellezza di cui tutti noi avremmo bisogno per stare meglio. Credo che la contemplazione di un’arte sopraffine e capace di cogliere la realtà in modo tanto penetrante sia uno dei massimi diletti a cui l’uomo può ambire.

La semplicità dell’estremo

Rifuggo dall’idea di un amore tranquillo, di un amore che sia solo rassicurazione. Per me i sentimenti d’amore devono tendere all’estremo e proprio questo ideale ritrovo nei versi di Hikmet.

Quasi soffro a pensare che, nella vita di Hikmet, si siano succedute più donne. I suoi sentimenti travolgenti mi lasciavano l’idea di un amore incandescente e insostituibile.

“Non ci sei più

una delle più belle città del mondo è spopolata”

Ma l’amore è solo una tematica delle sue poesie. Non si può non citare il suo impegno sociale e come le sue parole siano riuscite a dipingere la guerra e tutti i drammi che essa porta con sé. Non nego che leggere le sue poesie in questo periodo storico così delicato e triste mi abbia fatto riflettere tanto sulla situazione attuale. È desolante pensare che in un mondo pieno di intellettuali, in un mondo pieno di testimonianze sugli orrori della guerra, ancora non riusciamo a ribellarci e a essere superiori ai conflitti e proiettati solo sull’infinita bellezza che ci circonda.

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