Recensione di “Puer Aeternus” di James Hillman

Puer Aeternus è una delle letture più complesse che io abbia mai affrontato. Anzi, più che lettura potrei definire il saggio dello psicanalista statunitense una vera e propria sfida intellettuale.

Puer Aeternus viene definito un saggio di psicologia archetipica, ma è un’opera che, secondo me, sfugge da ogni tipo di gabbia e di definizione. Si tratta sicuramente di un libro figlio del suo tempo (1967) in cui Hillman si occupa principalmente della contrapposizione fra puer (giovane/fanciullo) e senex (anziano) da intendersi come susseguirsi non solo di momenti nella vita del soggetto ma anche come interscambio generazionale. Contrapposizione che serve per ritrovare l’identità del soggetto e per interpretare la storia e come cambia.

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Hillman parte spesso da riflessioni e teorie di Jung e io ritengo che la lettura del saggio mi sia risultata particolarmente ostica proprio per la mia mancanza di conoscenza di Jung, lacuna che mi riprometto di colmare. Malgrado le difficoltà, però, si tratta di un saggio estremamente stimolante.

In particolar modo, ho apprezzato l’analisi sull’evoluzione psicologica dell’individuo che, fino a un certo punto, può sperimentare lo spirito del Puer positivo, affrontando la vita con l’energia dell’esploratore, con la voglia di conoscenza e di cambiamento. Un punto nodale dell’evoluzione psicologica del soggetto viene fissato nei quarant’anni, quando si inizia a correre il rischio di trasformarsi nel senex negativo, che non è dispensatore di saggezza ma che è radicalmente chiuso nelle proprie convinzioni e non riesce più a mettersi in “dialogo” (logos) con le nuove generazioni (e, di conseguenza, a non accettare i cambiamenti).

È stata una lettura che mi ha portato a riflettere sull’importanza del dialogo fra le generazioni. Infatti dall’incomunicabilità e dal silenzio fra senex e puer nasce l’esigenza per il puer di rifare gli stessi errori che hanno fatto i suoi predecessori. Da qui, viene immediato il collegamento col valore della memoria e con l’importanza di metabolizzare gli insegnamenti del passato per evitare di ricadere nelle tragedie che hanno già estenuato l’umanità. Un messaggio potente, soprattutto per noi che viviamo in tempi incerti e in cui siamo costretti a confrontarci nuovamente col volto più brutto e spietato della guerra.

La prima sezione del libro, invece, è sicuramente di più facile comprensione e affronta l’argomento del tradimento. Credo che sia particolarmente interessante anche la riflessione relativa al tradimento e al rapporto fra traditore e tradito. Credo che molte persone potrebbero ritrovarsi nelle parole di Hillman, a dispetto del mezzo secolo che ci separa dal momento in cui questo saggio (e le conferenze da cui è stato tratto) è stato congegnato.

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