Recensione di “La coscienza di Zeno”: una sfida letteraria alla noia

Uno dei pochissimi libri assegnati al liceo che non sono riuscito a finire di leggere è stato “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo. Il romanzo che racconta – sotto forma di memoria da sottoporre a uno psicanalista – la vita di Zeno Cosini è un classico del Novecento italiano. Un romanzo che ha ottenuto un riscontro inizialmente tiepido salvo poi essere riconosciuto per la sua originalità e per la rivoluzione letteraria di creare un testo narrativo ampiamente psicanalitico.

“La salute non analizza se stessa e neppure si guarda allo specchio. Solo noi malati sappiamo qualche cosa di noi stessi.”

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Abbonarmi ad Audible mi ha portato a sfidare il me più giovane e provare a vincere l’Everest letterario della mia adolescenza, così il primo libro che ho ascoltato sulla piattaforma è stato proprio “La coscienza di Zeno”.

Com’è andato questo ascolto?

Il romanzo di Svevo è un susseguirsi di alti e bassi, momenti di una brillantezza geniale si alternano a parti narrative molto più modeste.

Nel complesso, anche il me adulto non ha saputo apprezzare appieno un romanzo che per molti è una pietra miliare.

L’inizio del romanzo, a mio avviso, è il punto più alto, proprio perché permette al lettore di fare un tuffo nell’introspezione più profonda di una mente dal pensare ossessivo. Svevo riesce a fare suoi gli insegnamenti di Freud e a “scrivere” senza censure l’autopsia di una mente.

E il valore di questo romanzo lo ritrovo proprio per la sua propensione a formare la mente del lettore. È un accorato invito all’autoanalisi priva di esitazione e freni originati dalla pudicizia autoimposta.

Quello che segue i tre filoni iniziali della narrazione (dipendenza dal fumo, rapporto col padre e rapporto con l’altro sesso) è un’insistente e morbosa descrizione di eventi normali e poco appassionanti.

Alla fine, la noia tanto raccontata da Svevo (il suo protagonista è, difatti, una persona con troppo tempo libero e un pensare tempestoso stimolato dalla noia), ha colpito pure me. Ho faticato non poco ad arrivare alla fine di questo romanzo di cui ho apprezzato la tecnica, l’aspirazione alla rivoluzione e gli sprazzi di genialità, ma in cui non ho trovato eventi o personaggi ai quali affezionarmi.

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