La disillusione de L’Attacco dei Giganti come specchio del presente

Ma se il finale non fosse frutto di immaturità e “pazzia” giovanile? Ciò che mi pare evidente è che Isayama stia “sottovalutando” la qualità del suo finale e anche sminuendo l’humus culturale circostante che non può non averlo influenzato. Il finale di L’attacco dei giganti è, in definitiva, il risultato inevitabile di un’assenza di fiducia nell’umanità. Il ciclo dell’odio che si ripete non è una scelta insolita di un narratore, ma una convinzione socio-filosofica fortemente radicata in una società che ha perso pilastri e riferimenti superiori.

L’attacco dei giganti – recensione dell’anime: l’umanità è destinata a divorare sé stessa

La storia, col passare delle stagioni, diventa sempre più complessa e scopriamo che i nostri eroi non sono soli, che il mondo è popolato, che ci sono nazioni contrapposte e che l’epoca che viene raccontata nella serie non è che il risultato di conflitti antecedenti, durati a lungo, che hanno lasciato una forte tensione politica fra i paesi.

È una storia che “vive” di guerra e di morte. È una storia che indaga sulla violenza insita nell’uomo che, istintivamente, pensa sempre alla sopraffazione come strumento di risoluzione del conflitto, senza preoccuparsi delle conseguenze.