Oggi torno a parlare di audiolibri. L’ultimo audiolibro completato è stato il saggio di Michela Murgia sulla religione e sul femminismo.
Evoco subito la parola femminismo perché questo libro, a dispetto del titolo e della copertina, è un altro saggio sul femminismo (così come lo era Stai zitta). Nulla di male al riguardo. Anzi, ribadisco come manchi tantissimo una mente come quella di Murgia in Italia. Però, ammetto che c’è stato uno scollamento fra quello che pensavo avrei ascoltato e quello che ho effettivamente trovato in questo saggio (il sottotitolo è decisamente più coerente del titolo con il contenuto del testo).
La componente “queer” richiamata dal titolo è uno sfondo, una eco che si manifesta solo come conseguenza delle riflessioni sul ruolo delle donne nella società, soprattutto alla luce degli insegnamenti, dei dogmi e delle strutture (ideologiche e sociali) create dalla religione (anche se, sarebbe preferibile parlare di “chiesa”).
La domanda: si può essere credenti e al tempo stesso donne, queer, femminist* o comunque essere in disaccordo con un linguaggio e con una struttura sociale di stampo profondamente patriarcale (e, in alcuni momenti, misogino)?
È una domanda molto complessa che, però, a un certo punto della lettura evapora, si fa meno consistente. È come se si rivelasse troppo arduo dare una risposta netta persino per Murgia che ha costruito la sua aura da intellettuale sopraffine grazie all’inattaccabilità dei suoi discorsi e del suo modo di raccontare la società.
Sono stato deluso? No, non direi. Avrei preferito fosse dedicato più spazio alla comunità queer in questo saggio? Senz’altro, ma va bene così. È stato comunque un saggio che mi ha arricchito e che ha continuato a chiarirmi alcuni concetti reconditi impastati nella nostra società che non sempre sono riuscito a scorgere o a interpretare con chiarezza.

