“Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato.”
L’amore ai tempi del colera è stato pubblicato nel 1985 ed è ambientato negli anni trenta del Novecento, eppure è un romanzo per il quale vale la pena appiccicare uno degli aggettivi più odiosi quando si tratta di letteratura: attuale.
È un romanzo che, ridotto all’osso, può essere interpretato come una domanda “ontologica” sull’amore. La domanda non è tanto e non solo “che cos’è l’amore?”, quanto piuttosto “esiste l’amore?”. Una domanda che continuiamo a porci, senza riuscire ancora ad addivenire a una risposta univoca.
“Ricordati sempre che la cosa più importante di un buon matrimonio non è la felicità ma la stabilità.”
Leggendo il romanzo di Gabriel Garcia Marquez viene da chiedersi se l’amore esista davvero o non sia altro che una serie di bisogni umani che sono stati “romanticizzati” nel corso della storia.
In questo romanzo conosciamo due storie d’amore, quella fra Fermina Daza e il marito, il dottor Juvenal Urbino, e quella fra la stessa protagonista femminile e quello che era stato il suo primo innamorato, Florentino Ariza.
Due storie d’amore iconiche, a loro modo, emblematiche nel senso proprio del termine, capaci di racchiudere le meraviglie e le miserie di quel sentimento che chiamiamo amore.
“In fin dei conti, le lettere sono di chi le scrive.”
La prima storia ci insegna che l’amore può essere convivenza, progetti condivisi, reciproca sopportazione. L’amore fra Fermina e Juvenal mi ha riportato alla mente una scena di Bojack Horseman in cui si sottolinea il valore di una persona che si sopporta abbastanza da non volerla respingere. L’amore può anche non essere tormento passionale e bruciante, ma condivisione, attribuire un senso comune alla normalità dell’esistenza che sarebbe così vuota e insensata nella solitudine.
“Troppo amore gli è dannoso quanto la mancanza d’amore.”
La seconda storia, invece, strizza l’occhio all’amore romantico nel vero senso del termine. Eppure, lo smaschera in qualche modo. Malgrado un finale poetico, l’amore di Florentino è contaminato dal bisogno. È come se sin dall’inizio lui idealizzi quello che lo lega a Fermina, al punto da non pensare che possa essere sostituibile. Eppure, la sua esistenza è un continuo ricercare palliativi al bisogno di quella cosa che pensa sia amore. Un’idealizzazione romantica che poi si infrange contro la realtà di sentimenti che, ai miei occhi, appaiono morigerati come quelli di Fermina che, finalmente ricongiuntasi all’antico amore, ha più dubbi che certezze.
L’amore ai tempi del colera è un libro che ti fa chiedere se davvero esista l’amore o se ne esista una versione universale. Forse vuole più semplicemente dirci che ognuno di noi prova il bisogno d’amore in modo unico e individuale.
Un libro sfaccettato e intrigante che sono contento di aver recuperato.

