“Si lasciano mai le case dell’infanzia? Mai: rimangono sempre dentro di noi, anche quando non esistono più, anche quando vengono distrutte da ruspe e bulldozer (…)”.
Rosso Istanbul è un romanzo parzialmente autobiografico che racconta la storia di Ferzan Ozpetek, del suo ritorno a casa e di come le cose sono cambiate dopo una lunga assenza. Una storia che corre parallela a quella di Anna, una donna italiana in Turchia per un viaggio di lavoro che, in realtà, le stravolgerà l’esistenza.
Si tratta di un romanzo sentimentale ed emozionante. In poche pagine, Rosso Istanbul si rivela essere il testamento poetico del regista che, nel romanzo, si definisce “ladro di storie”.
“non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più.”
Rosso Istanbul è più che una serie di pagine, più che un racconto. È qualcosa di vero e di vivo, è come un organo che vibra di sangue, di un sangue che è composto di nostalgia e ricordi dolci, di dolore e di tempi che cambiano, di amori che non ci lasciano mai e di amori che ci fanno a pezzi e ci costringono a reinventarci.
“E quando trovi il coraggio di raccontarla, la tua storia, tutto cambia”.
È molto difficile “recensire” il testamento artistico di qualcuno, specialmente di un artista che adoro e che con i suoi film ha scandito la mia vita e l’evoluzione della mia persona. Posso solo dire di avere amato questo libro così come (quasi sempre) amo tutte le storie che Ozpetek ruba alla vita per donarle al suo pubblico.
Lo consiglio a tutti.

