Recensione di “Tenebre e ossa” di Leigh Bardugo: un fantasy anonimo e deludente

– Rabbrividii al pensiero. Potevo ancora sentire il suo respiro caldo sul mio collo, la sua voce nel mio orecchio. “Il problema del desiderio è che ci rende deboli” –

Tenebre e ossa di Leigh Bardugo è un romanzo fantasy young adult che segue la storia di Alina Starkov, un’orfana che si scopre Evocaluce. Il suo potere è rarissimo e può cambiare tutta la storia del mondo. Alina diventa una grisha al servizio dell’Oscuro, potente stregone per cui presto inizia a provare una forte attrazione, malgrado sia da tempo immemorabile innamorata di Mal.

È una storia che miscela i temi del triangolo amoroso a quelli del fantasy classico.

È un libro che – non me ne vorranno i fan della Bardugo – ho trovato “amatoriale”. Sono esterrefatto che questo romanzo abbia avuto un successo planetario e vi sia persino una trasposizione su Netflix.

Non mi colpisce tanto che la storia sia trita e ritrita (nel mondo del fantasy è molto difficile inventare qualcosa di straordinariamente inedito), ma proprio il modo in cui viene sviluppata la storia. Tutti i personaggi rimangono monodimensionali, fino alla fine. Non succede nulla che ti permetta di innamorarti del mondo creato dalla Bardugo, che rimane veramente un “generico mondo fantasy” uguale a tanti altri.

Il finale offre un colpo di scena che non viene sfruttato adeguatamente e il libro corre verso una conclusione che non emoziona mai fino in fondo.

Non c’è un guizzo nella penna della Bardugo che renda questo romanzo originale e meritevole di essere letto. Un libro senz’anima, scritto in maniera semplice, senza grosse infamie.

Sono certissimo di non leggerne il seguito.

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2 pensieri riguardo “Recensione di “Tenebre e ossa” di Leigh Bardugo: un fantasy anonimo e deludente

  1. Ammetto di non aver mai letto niente di Leigh Bardugo, ma di essere stato molto tentato di farlo perchè ho sempre sentito quasi solo opinioni entusiaste sui suoi libri. Soprattutto Sei di Corvi l’ho sempre letto acclamato in lungo e in largo, per cui non lo so, magari quello è meglio (?). C’è da dire però che se una cosa viene scelta da Netflix per diventare una serie molto spesso si tratta di cose molto semplici e generiche, che possano facilmente piacere un po’ a tutti.

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