Recensione di “Gli occhiali d’oro” di Giorgio Bassani: un’opera devastante che smaschera ogni discriminazione

“Dove il tempo, il dannato tempo che è sempre stato dappertutto il gran problema della provincia, passava che era un piacere.”

Gli occhiali d’oro di Giorgio Bassani è il primo romanzo che leggo di questo autore del novecento italiano. Si tratta di un’opera che ci porta in una Ferrara ai tempi del fascismo, appena prima del sodalizio fra Hitler e Mussolini.

Il protagonista della storia punta il suo sguardo su un altro personaggio, un otorinolaringoiatra che indossa sempre gli occhiali d’oro, tale Dottor Fadigati. Quest’ultimo è un omosessuale sempre sulla bocca di tutti, in una Ferrara provinciale, perbenista e chiacchierona.

“Forse bisognerebbe essere così, sapere accettare la propria natura. Ma d’altra parte come si fa? È possibile pagare un prezzo simile? Nell’uomo c’è molto della bestia, eppure può, l’uomo arrendersi? Ammettere di essere una bestia, e soltanto una bestia?”

È un romanzo che dipinge in maniera cruda la realtà di quell’epoca, senza filtri, senza imbellettarla. Un romanzo che definirei devastante per la capacità di stordire il lettore con la forza bruta e inclemente del pregiudizio sibilante. Ci si ritrova di fronte all’arido terrore dell’emarginazione dei benpensanti, di coloro che si ritengono dalla parte giusta della storia.

Ma è anche un romanzo che smaschera l’inutilità e l’illegittimità di qualsiasi discriminazione. Infatti, basta che cambi l’orientamento di Mussolini in merito agli ebrei, perché anche questi diventino invisi a coloro che continuano a essere privilegiati e fuori dall’occhio del ciclone. Non c’è ragione oggettiva per discriminare una categoria di esseri umani e la rappresentazione di personaggi capaci di voltare le spalle a chiunque e farsi forti del privilegio è un affresco struggente dello strazio umano.

Triste, spietato e, allo stesso tempo, sentimentale. Gli occhiali d’oro è un romanzo che lascia un segno.

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