“Non fosse per la nostalgia, non si vivrebbe male”.
Aggiustare l’universo è stato il libro che mi ha fatto riappacificare con le storie ambientate durante la seconda guerra mondiale. Per troppo tempo, ho fatto fatica ad approcciarmi a storie che trattassero l’olocausto e i drammi della guerra.
Raffaella Romagnolo, però, riesce a raccontare una storia tragica (con un lieto fine) in maniera dolce, senza edulcorare gli eventi e senza rimestare nel torbido del dolore indimenticabile di eventi che hanno segnato la storia in maniera drammatica.
Ho recuperato questo libro – fra i candidati al premio Strega – attraverso Audible.
L’esperienza di ascolto mi ha soddisfatto appieno, avendo trovato la voce narrante perfettamente adatta al tono del libro e alle emozioni che la Romagnolo voleva trasmettere.
È un romanzo che racconta la storia di una famiglia (in parte) ebrea che viene, ovviamente, toccata dagli eventi del conflitto mondiale e dalle leggi razziali e la storia di una maestra elementare, Gilla, che vive la propria professione con una passione senza pari.
Aggiustare l’universo è un libro “gentile”, che ci insegna che i piccoli gesti possono fare tutta la differenza del mondo e che l’indifferenza di fronte ai problemi altrui non serve a niente. Per sistemare le cose, bisogna volerlo davvero e provare a tendere la mano a chi si è chiuso a riccio perché la vita lo ha traumatizzato.
È una storia di un ritorno, una storia di rinascita. Unico neo, a mio avviso, alcune frasi un po’ stucchevoli, con termini troppo ricercati, che spezzavano l’incedere omogeneo del romanzo.

