Diamanti è il film più audace di Ferzan Ozpetek, una pellicola che è anche una presa di coscienza.
In qualche modo, con questo progetto, il regista ammette a sé stesso e al pubblico di riconoscere la sua autorità (ideologica? culturale?) all’interno del cinema italiano.

Sullo schermo scorrono due piani narrativi. Siamo a Roma, nell’abitazione di Ferzan, con tutti gli attori dei suoi film, e siamo in una Roma degli anni Settanta, nella sartoria Canova, chiamata a preparare tutti gli abiti per un nuovo film che ha per costumista la vincitrice del premio Oscar Bianca Vega.
I due piani narrativi – quello in cui si progetta il film e la storia del film – sono un’originalità che potrebbe annullare la magia della settima arte, ma non accade.
Il finale è una chiusura del cerchio che ci “spiega” a cosa abbiamo assistito. Il film è molto di più di un film, è un tributo all’arte del cinema. Cinema che unisce e che “fa restare” le cose per sempre. Cinema che è potere soprannaturale e trascendente capace di congiungere il reale e l’irreale, il vivo e il morto, il presente al passato. Tutto è vero e tutto è finto nel cinema. Elena Sofia Ricci, a mio avviso, incarna il cinema stesso in un’apparizione celestiale che riempie il cuore, dopo aver assistito a una storia corale appassionante e piena di vita che è quella che ha seguito le vicende delle sorelle Canova e di tutte le sarte alle loro dipendenze.
Questo film mi rimane nel cuore perché è un omaggio all’arte, al cinema e al cinema italiano contemporaneo. In qualche modo, è un omaggio alle interpreti del momento, quelle che hanno accompagnato Ozpetek in più pellicole.
Tutte le interpreti danno il loro e, alla fine, Diamanti si rivela confortevole senza essere stucchevole. Ardito ma rassicurante. Ozpetek, per me, con Diamanti ha creato un nazional-popolare radicalmente chic, sapendo accontentare tutti.
Faccio una menzione speciale per Jasmine Trinca, che è un’interprete straordinaria. Il suo struggimento nel ruolo rivestito su misura per lei è stato potente, il pezzo attoriale più convincente della pellicola.
