“Senza pensarci troppo, mi avvicino a lei, la stringo a me. Ci ritroviamo in una notte ateniese, sommersi dal chiacchiericcio e dalla musica, abbacinati dai neon e dai fari dei motorini che sfrecciano dietro e davanti a noi, stretti in un abbraccio fraterno. Cavolo, sono contento di essere qui con te. È questo che dicono i miei gesti, le mie braccia strette tra le spalle e i fianchi della mia migliore amica. Un refolo di vento ci colpisce, rinfresca la nostra pelle accaldata dalla giornata passata sotto un impietoso sole greco. Siamo sudati ma non percepisco cattivo odore. Annuso i capelli cremisi di Ornella, spinti dal vento, il mio naso si appoggia delicato al suo orecchio candido. Le vengono i brividi, soffre il solletico del tocco. Ci scostiamo.”
Un piccolo estratto del mio racconto selezionato per la raccolta Racconti di Viaggio di Historica Edizioni, pubblicata lo scorso gennaio.
Ho deciso di parlare di Atene, di quello che è stato un viaggio che mi è rimasto dentro, il mio secondo scampolo di una realtà differente. Atene: un po’ metropoli, un po’ cittadina del meridione.
Ricordi dolci e meno dolci di una vacanza mi hanno aiutato a creare una storia di un amore di una notte, di una cotta bruciante che si trasforma in un nulla di fatto, in quella che, poi, alla fine, può essere ricordata solo come un’allucinazione.
Per questo ho intitolato il mio racconto “Allucinazione ateniese”.

