“Quando le donne pensano da sole, pensano il male, così di dice.”
Le streghe di Manningtree è un romanzo storico di A. K. Blakemore, che ci porta nel 1643 in Inghilterra, nel piccolo villaggio di Manningtree, che diviene oggetto di interesse per l’inquisitore generale, Matthew Hopkins.
A Manningtree accadono cose strane. Animali muoiono, malattie si diffondono, bambini muoiono in modo inspiegabile. Il clima diventa sempre più tossico, la superstizione serpeggia in un borgo che ha perso un vero contatto con la religione tradizionale, e che ha iniziato a credere che ogni sventura dipenda da una vendetta di Dio. Proprio l’altissimo lascerebbe, infatti, spazi al maligno, in un’istanza collerica che darebbe al diavolo la possibilità di insinuarsi e di portare il male.
In un contesto in cui ogni tragedia ha una causa diabolica e le donne vengono viste come esseri corruttibili e strumenti di Lucifero, viene portata avanti l’inquisizione alle streghe. Nel rastrellamento di presunte fattucchiere, finisce invischiata anche la nostra protagonista, Rebecca West, il cui fascino, però, le consente una via di fuga. Se accetta di mentire e di confessare di essere stata corrotta dal demonio, allora le salveranno la vita. Dovrà confessare, però, a scapito delle compagne con cui è stata segregata in carcere, alle quali addosserà una colpa da cui non si potrà essere redente.
Ho ascoltato il libro su Audible e ho apprezzato molto la voce di Federica Mete, che ho trovato perfetta per dare voce alla protagonista, dal cui punto di vista viene narrata questa storia.
Il romanzo, invece, nel complesso mi ha convinto solo fino a un certo punto. Lo stile della Blakemore è sempre a ridosso del pretenzioso. Troppi termini ricercati, qualche pezzo di raccontato di troppo, e, in generale, ho trovato il romanzo più lungo del dovuto. Decine di pagine potevano essere eliminate per aumentare il ritmo. Tuttavia, il libro ha anche tanti aspetti positivi. Un contesto ben delineato, una certa “voce melliflua e controversa” nell’affrontare la tematica del soprannaturale, che mi ha stuzzicato fino alla fine, e personaggi molto vividi.
La ricerca della Blakemore è stata fatta bene, il romanzo è solido, ma poteva intrattenere di più ed evitare alcune lungaggini (anche l’epilogo risulta un po’ troppo ampio).

