Non conoscevo Evelyin Waugh prima di cimentarmi nella lettura di Scoop, consueta lettura mensile del club del libro a cui partecipo.
Scoop è un romanzo satirico, che viviseziona, senza edulcorare, il mondo del giornalismo nella prima metà del Novecento. Chiaramente, la prospettiva di Waugh è assai influenzata dal contesto che ha vissuto, in prima persona, ed è probabile che personaggi e accadimenti siano ispirati alla vita di Waugh e alle persone che ha conosciuto nella propria carriera.
Il romanzo parte da un tropos molto classico – lo scambio di persona – e porta avanti il reportage di una guerra in un paese africano, ricorrendo a piene mani a stereotipi e cliché sia dell’immaginario collettivo che del mondo giornalistico.
Non l’ho trovata una lettura facilissima, anzi. Il ritmo è sempre alto, ci sono moltissimi personaggi e, a volte, fatichi ad ambientarti nella scena che leggi. Questo senso di disorientamento, però, mi ha accompagnato soltanto nella fase iniziale. Avevo bisogno di adattarmi allo stile di Waugh, che con quest’opera ha saputo strappare una risata, raccontando una storia assurda che – ne sono certo – aveva tanta verità alla sua base.

