NON E’ MAI TROPPO TARDI di Anna Driesen: con una formula vincente non si può sbagliare

NON E’ MAI TROPPO TARDI è un romanzo che ho letto per una collaborazione e, infatti, ringrazio l’autrice, Anna Driesen, per la copia digitale.

Non mi capita spesso di leggere boys love, ma quelli ben fatti sanno ancora conquistarmi, quindi mi sono concesso questa lettura.

È un romanzo che offre esattamente quello che promette. È rigido nel rispettare le strutture del genere romance contemporaneo e si impegna a soddisfare le aspettative di lettrici e lettori che amano questo tipo di storia, combinando un amore descritto come sentimento rassicurante, ostacoli narrativi al lieto fine e scene ad alto tasso erotico.

Ritengo che, per il pubblico target, sia una lettura senz’altro valida. Io, in particolare, ne ho apprezzato la parte finale, in cui i nodi sono venuti al pettine e si è raccontato un sentimento più maturo, più frammentato, capace di colmare anche le lacune e gli inciampi della vita e delle relazioni che, non sempre, fluiscono senza problemi.

Ho apprezzato su tutto come è stato declinato l’amore, con un ritratto del sentimento nella sua forma più altamente valoriale: l’amore come cura. Ci sono episodi della storia di Ruben e Lewis che ti entrano nel cuore. Nel momento della più alta fragilità si scopre l’importanza di avere una persona accanto. L’amore forse non fa miracoli e non guarisce dalle malattie, ma fornisce la possibilità di vivere appieno la propria vita e di non fare sprofondare nel baratro le persone fragili (che lo siano mentalmente o fisicamente, come nel caso della storia).

Il romanzo ha anche affrontato argomenti complessi, come la malattia, il coming out, il ripudio della famiglia, la creazione di una famiglia per scelta. Ciò ha permesso una varietà di sfumature che ha sicuramente complessificato il romanzo. Avrei preferito, però, soprattutto verso la fine che fosse raccontato più il dissidio e lo sconvolgimento della malattia che il potere dell’amore anche nell’affrontare le sfide più complicate (ma, per gusto personale, preferisco le storie più drammatiche che rassicuranti, non me ne vogliate).

Ribadendo che non sempre questo genere rientri nelle mie letture preferite, personalmente mi sento di dire che alcune espressioni, utilizzate a più riprese nelle scene più romantiche, avevano un sapore retorico più che autentico e verosimile. E, se posso dare un consiglio all’autrice, mi piacerebbe vederla sporcarsi le mani e parlare di amore e di dolore anche in modo più personale, provando a discostarsi anche da una formula sicuramente vincente come quella sviluppata nel romanzo NON E’ MAI TROPPO TARDI.

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