Suite francese di Irène Némirovsky: un romanzo incompiuto che offre una testimonianza di valore

Suite francese è un romanzo pubblicato postumo della scrittrice Irène Némirovsky. Il progetto del romanzo era più ambizioso, doveva trattarsi addirittura di due opere, e quello che leggiamo adesso è una testimonianza dell’obiettivo dell’autrice (che sfortunatamente non concluse l’opera perché fu arrestata e deportata nel campo di concentramento dove morì poco dopo).

La prima parte dell’opera, infatti, è un quadro di giustapposizioni di momenti e personaggi successivi alla sconfitta francese in guerra. La seconda parte – dal titolo “Dolce” -, invece, si concentra sulla storia di una donna francese, Cecile, e di un soldato tedesco, ospite in casa sua, dopo la vittoria della Germania sulla Francia.

“Le creature passionali sono semplici.”

È considerato un capolavoro e un classico (a dispetto di una pubblicazione moderna, la prima pubblicazione avviene nel 2004), ma è un romanzo che non ho saputo apprezzare. Non è nelle mie corde, e soprattutto faccio fatica anche a dire ciò che non mi è piaciuto, considerando che su quest’opera l’autrice avrebbe ancora dovuto fare opera di rielaborazione e omogeneizzazione.

La prima parte, con questi momenti di personaggi diversi, alla ricerca di salvezza, negli ultimi scampoli dei combattimenti, pur vivendo di momenti interessanti, non mi ha mai emozionato. I coniugi Michaud ma anche il personaggio di Hubert, così come lo sgradevole Langelet, riescono a catturare interesse, ma la storia non viene mai veramente sviluppata. Sono momenti inframmezzati da altri episodi che non mi hanno interessato.

La seconda parte, invece, pur avendo svariati personaggi interessanti, non mi ha conquistato per una questione di ritmo. I sentimenti e la vicinanza fra Cecile e Bruno sono lenti. Certo, dipende dal contesto, dal fatto che lei sia una donna sposata, dal segreto che Cecile nasconde quando accetta di proteggere un fuggitivo francese nella casa della suocera. Ma tutto quello che vorremmo vedere, alla fine, non lo vediamo. Ci sono episodi emozionanti, annacquati da una narrazione placida, che non ha tenuto mai alta la mia attenzione.

“Dopo tutto, si giudicano gli altri solo in base al proprio cuore”.

Ritengo sia un romanzo che offre una bella testimonianza del clima che si percepiva in Francia in quel momento del conflitto, ma che non propone al lettore una “vera” storia a cui appassionarsi.

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