“Non voglio fare lo stesso, Straniero. Il vino piega l’essere umano. Io invece devo superare il dolore con la comprensione.”
Ho scelto “Platone – Una storia d’amore” di Matteo Nucci come lettura del club del libro della Feltrinelli, a cui partecipo e me ne sono (un po’) pentito. Il libro di Nucci sta ottenendo ottimi riscontri, e capisco anche perché. Ma, devo dire la verità, me lo aspettavo molto diverso.
Credevo che la lettura sarebbe stata una storia romanzata di Platone che ruotava proprio attorno all’aspetto romantico-erotico. Invece, devo dire che il romanzo corteggi tanto, forse troppo, l’aspetto saggistico, con un’attenzione storiografica fin troppo predominante sul resto.
“Ti sei innamorato, Aristocle?”
“Non sono mai stato senza amore, lo sai.”
Il romanzo parla, nel dettaglio, della storia di Platone, soffermandosi più sugli eventi che sulle emozioni. L’amore è molto secondario, rispetto all’approfondimento sulla vita di Platone e tutte le tappe della sua vita (dalla nascita fino alla consacrazione come filosofo impareggiabile, coinvolto anche in alcuni delicati giochi di potere).
Ci sono espedienti che avvicinano l’opera al “romanzesco”. Senz’altro, l’introduzione di un narratore vicino a Platone inventato – il cosiddetto Straniero -, tuttavia, gli aspetti tipicamente da “romanzo” non sono sufficienti ad alleggerire la lettura. Il libro è molto lungo e molto preciso. Dà più respiro alla descrizione degli eventi che alle teorie di Platone. Alla fine, l’aspetto biografico fagocita tutto.
È, dunque, un testo assai valido per chi vuole conoscere in profondità Platone, ma che regala poche pagine (a fronte di un’opera molto lunga) alla poesia, alla filosofia e all’amore. L’amore è più che altro un’idea costante, che non viene mai esplorata fino in fondo. Giusto i passaggi su Alkis e quelli finali relativi al rapporto fra Platone e Dione soddisfano le aspettative di chi, in fin dei conti, si aspettava “una storia d’amore”.
