Recensione di L’eco delle bugie di Francesco Balzano: tra sentimenti e azione

«Ma allora cosa vuoi?»

(…)

«Non lo so. Forse solo qualcuno che resti. Anche solo per un po’».

Non voglio girarci troppo attorno, non è facile per me parlare di “L’eco delle bugie” di Francesco Balzano, autore che ringrazio per essersi affidato a me e avermi donato una copia del romanzo.

Penso che il suo progetto letterario sia sicuramente valido, ma anche tanto ambizioso e che, in qualche punto, ci sia stata una discontinuità fra idea e realizzazione.

L’eco delle bugie ci vuole parlare di amore (non solo in senso romantico), soprattutto di amore perduto e nostalgia. Ma lo fa in una veste particolare, all’interno di una storia complessa, piena di colpi di scena, ammantata da una fantascienza originale che permea le strade spagnole e vive di conflitti, esplosioni, tranelli e interrogativi.

“L’amore è sempre una crepa nei sistemi perfetti”.

Come dicevo, non tutto di questo romanzo mi ha convinto e credo che l’idea fosse molto complessa e richiedesse probabilmente più respiro.

Nella nostra storia abbiamo un protagonista carismatico e pieno di emozioni, Lucas, che si trova al centro di una storia più grande di lui, in cui si ritrova di fronte amori passati, attuali e riscopre legami familiari dimenticati. La sua vicenda assume le tinte di un’avventura fantascientifica con azioni rocambolesche e sorprese continue.

Il problema di questa storia così accattivante è il ritmo. Gli eventi sono tantissimi e condensati in un tempo del racconto assai breve. Peraltro, a mio avviso, c’è un’eccessiva ripetizione di uno stesso pattern narrativo per portare avanti la storia (si incontra un personaggio – si crea una tensione narrativa – arriva un colpo di scena – la tensione narrativa viene risolta dopo poche pagine – si incontra un altro personaggio e così via), che non annoia, ma porta a una sensazione di confusione. Il numero di personaggi e di colpi di scena è così alto che si fa fatica a star dietro, se non ci si applica nella lettura con la massima attenzione.

Stilisticamente, ho visto molto potenziale in Francesco, al di là della questione del ritmo narrativo. Ci sono diverse pagine in cui riesce a combinare in modo apprezzabile l’aspetto sentimentale allo sviluppo degli eventi. Credo altresì che sia molto bravo nel descrivere i momenti più “riflessivi”, in una storia che, però, va spesso a cento all’ora. Le dissertazioni su sentimenti, amore e nostalgia sono gli aspetti più vincenti di un libro che sa regalare la sua dose di poesia, a fronte di una quota “azione” massiccia. L’unico appunto, da un punto di vista formale, è l’abuso di puntini di sospensione, che, personalmente, da editor, sconsiglio per le opere future.

Nel complesso, L’eco delle bugie non annoia mai, anzi intrattiene alla perfezione, nonostante i difetti sopra descritti. Lo consiglio agli amanti delle storie sorprendenti e ad alto ritmo.

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