Da tanto tempo mi riproponevo di leggere Regina rossa di Jurado. L’occasione è arrivata, grazie a un regalo ricevuto per il mio ultimo compleanno.

Come si intuisce dal titolo, ho letto in questo romanzo una chiara ispirazione “harrisiana”. Antonia Scott ha moltissime analogie con Will Graham (specialmente con la versione televisiva, a firma Bryan Fuller). La somiglianza fra le opere è stata anche sottolineata in un passaggio della serie televisiva dedicata al romanzo di Jurado, in cui si paragonano Antonia e Clarice.
A dispetto di questa “mancanza di freschezza”, il romanzo è accattivante, ammaliante, con un ritmo generalmente sostenuto.
Dal mio punto di vista, funzionano i personaggi e funziona anche la costruzione di Jurado che, da subito costruisce, un “macrouniverso” che non può finire in un singolo romanzo.
Jon Gutierrez è molto umano ed è facile entrare in simpatia col protagonista, omosessuale, fuori forma, un po’ un outcast della società, che si trova a stimolare una rinascita professionale di una mente ineguagliabile come quella di Antonia Scott. Sia Jon che Antonia, tuttavia, pur funzionando, non hanno molto spazio per prendersi davvero la scena e non è un male: si chiude il libro con la volontà fortissima di continuare a leggere le loro vicende.
Il criminale al centro della storia è inquietante, scaltro e poco comprensibile. I colpi di scena sono dosati alla perfezione.
Unica pecca: a volte, il ritmo crolla e, soprattutto sul finale, non c’è la stessa fluidità che caratterizza il resto dell’opera.
