Luce sporca di Emily C. M. è il primo libro che ho letto, dopo la dimissione dell’ospedale. Mi scuso con l’autrice per l’attesa, ma purtroppo tutto quello che è accaduto quest’anno è stato fuori dal mio controllo.
Passando, però, al libro, ecco cosa ne ho pensato.
Luce sporca segue le vicende di Elsa, una giovane studentessa che, tra le prime, nell’Italia del primo Novecento si approccia agli studi liceali. E proprio tra i banchi di scuola nasce un interesse romantico per il proprio professore, Silvio. Lui ha diciannove anni, lei, all’inizio, dodici e la storia che nasce fra i due non può che essere segreta. La storia di Elsa è complessa e non priva di intoppi e grandi delusioni, fino a un finale tragico che dà una svolta all’intero romanzo, cambiandone completamente l’atmosfera. Non svelo di più perché sarebbe inevitabile fare fin troppi spoiler.
La storia mi è piaciuta e mi ha ricordato un po’ Amabili resti. L’idea, alla fine, è originale, ma ci sono una serie di annotazioni da fare su questa pubblicazione in merito a degli aspetti che mi hanno convinto meno.
Nelle prime pagine, ci sono alcuni refusi e, in generale, ritengo che, seppure nel resto del romanzo non ci siano grosse imperfezioni, il testo avrebbe giovato di un editing più approfondito. Ma questa è sempre la mia deformazione professionale da editor che mi fa parlare.
A livello contenutistico, non mi sarebbe dispiaciuto se la storia, almeno nella prima parte, avesse avuto un ruolo più importante e fossero state date più informazioni sui tempi che facevano da sfondo. D’altra parte, erano gli anni della Prima Guerra Mondiale e qualche accenno in più mi avrebbe fatto immergere maggiormente nel contesto in cui si muovevano i protagonisti.
Infine, mi sfugge un po’ il personaggio di Roberto, il suo ruolo e le speciali autorizzazioni di cui godeva per poter trattare i “cold case”.
Alla fine, mi sento di dire che la storia non mi è dispiaciuta e non mi ha annoiato, ma poteva essere sfruttata meglio, cercando di curare con un po’ più attenzione anche i particolari. Sicuramente un testo originale e ringrazio l’autrice per avermelo sottoposto.

