Ci ho ragionato per un po’, ma, ogni volta che facevo binge reading di articoli e thread su reddit in merito all’argomento, capivo che sarebbe stato inevitabile parlarne.
Arriverà una nuova serie su Harry Potter e sì, lo sapevo da un po’… ma vedere il trailer mi ha fatto esplodere il cervello. È vero, non si scherza. Davvero il maghetto torna, davvero si ripercorrerà di nuovo tutta la storia con cui molti millennials sono cresciuti.
Se prima, per me, il continuo utilizzare la storia per altre opere (edizioni nuove ogni anno e videogiochi) era qualcosa di astratto, adesso tutto mi è sembrato così reale. Ma soprattutto mi è balenato in testa l’interrogativo degli interrogativi:
È etico (e in che misura lo è) continuare a seguire questa storia? È etico guardare la serie e fare un abbonamento per poterla guardare?
Forse non è più così in auge la Cancel Culture come qualche anno fa, ma un personaggio inspiegabilmente sfuggito sempre a tale fenomeno è l’autrice di Harry Potter. J. K. Rowling, pur essendo una delle autrici più popolari al mondo, è rimasta in una zona grigia. Controversa ma mai bandita. Ci siamo sperticati addirittura in critiche per Roald Dahl, censurato per il linguaggio utilizzato, e stiamo parlando di un autore classe 1916, ma non c’è passato per la mente di censurare i libri di Rowling o di “cancellare” l’autrice che, nell’ultimo decennio, sembra aver deciso di assumere i tratti di un villain Disney, che brinda per le mancanze di tutele nei confronti delle persone trans.
Approcciarci alle opere di J. K. Rowling dovrebbe essere più complesso di com’è per molti. Io non riguardo Harry Potter da anni, sebbene mi manchi la saga che ha caratterizzato la mia infanzia più di ogni altra storia. Ho una difficoltà etica a relazionarmi alla saga frutto dell’immaginazione di Rowling, e per qualcuno evidentemente questa sensazione è condivisa. A fronte di persone con più dubbi che certezze, ci sono ancora tanti millennials che si esaltano per qualsiasi nuovo gadget e che sottolineano strenuamente che…
Autore e opera andrebbero scissi.
Hanno ragione? No, ma anche sì. L’investimento emotivo che abbiamo riversato su Harry Potter è incredibile. A livello di cultura popolare, non c’è nessun’opera con cui la mia generazione possa aver creato un legame paragonabile. E, quindi, in qualche modo la storia è un oggetto a sé stante, da cui è difficile staccarsi. E tuttavia non possiamo ignorare che la saga continua a produrre profitti per una persona che, in questi anni, ha anche finanziato organizzazioni ostili alla causa delle persone trans.
Non dico che dovremmo tutti boicottare le opere di Rowling, ma invito chiunque a non voltarsi dall’altra parte.
Un atteggiamento che mi infastidisce è il “non so”, questa sorta di ignavia che porta certi fan a non prendere posizione. A non sapere se è giusto o meno evitare di fruire dei prodotti legati alla saga di Harry Potter. Dovremmo tutti avere chiaro che, a prescindere da cosa decidiamo di fare, la nostra scelta non è senza conseguenze.
La società, ai tempi dei social media, è stata in grado di rendere impresentabili numerosi personaggi famosi, di cancellarne ogni tipo di reputazione, precludendone possibilità di lavoro. Lo stesso non è accaduto con uno dei personaggi più controversi di questa schiera, J. K. Rowling, protetta dalla natura fin troppo profittevole della sua saga e dall’affetto che continuiamo a nutrire per ciò che ha scritto.
Bisogna ricordarsi che siamo noi a permettere a lei di rimanere in una posizione invariata, la nostra fatica a staccarci da ciò che abbiamo amato in passato, a dispetto delle posizioni conservatrici (a volte, di una ferocia radicale) e, nella maggior parte, anche poco logiche assunte dall’autrice nei confronti della comunità trans.
Ricordiamoci, infine, che la battaglia delle donne trans è la stessa che combattono anche gli altri membri della comunità.
Non scordiamoci come Rowling e Warner promossero la saga di “Animali fantastici”. Tutto doveva girare attorno a un tradimento sentimentale. Quello che abbiamo visto, però, ha lasciato tutto all’immaginazione e quella fra Grindelwald e Silente è sempre stata trasposta come un’amicizia, magari affettuosa, ma mai esplicitamente una relazione sentimentale. Pare che lo abbiano fatto per piazzare il film in Russia e in Cina, ma tant’è… La rappresentazione delle persone LGBT sono rimaste estranee alla produzione effettiva, sono rimaste non canoniche (mi rifiuto di ritenere canonico qualcosa che è “a margine” dell’opera). In undici film e sette libri, si è omesso di dare spazio alla comunità LGBT e non può essere soltanto un caso, soprattutto alla luce delle dichiarazioni di Rowling.
Per tutte queste ragioni, non posso considerare neutra Rowling o neutra la scelta di continuare a immergermi nelle sue storie.
Per me attaccare la categoria di persone con più difficoltà di accettazione sociale, maggiormente vittima di violenza, è una decisione crudele, al di là delle proprie opinioni personali. Se non altro, perché rischia di legittimare tutta la violenza indirizzata nei confronti di questa comunità.
