Corso di scrittura creativa: Diario di Viaggio pt. 2

Vi avevo promesso aggiornamenti sul corso di scrittura a cui sto partecipando, e oggi vi condivido una nuova “pagina” di questo singolare diario virtuale.

Parto col fare una premessa. È un periodo denso di attività creativa, se si può dire così, per me. Sto partecipando al corso, certo, ma sono alle prese anche con due progetti di romanzo (uno è in fase di correzione) e spero presto di concludere un progetto, se non altro per soddisfazione personale.

Per quanto riguarda il corso, in queste ultime due settimane abbiamo letto i nostri scritti. Il compito era quello, in sostanza, di creare dei personaggi e di portarli fino al momento in cui la storia deve incominciare.

La sinossi del romanzo sarà tratteggiata settimana prossima e, tra loggie massoniche, complotti, esoterismo e premonizioni, non so davvero che cosa ne uscirà fuori. Spero sia qualcosa di intrigante, sebbene, mi dispiaccia ribadirlo, rimanga dell’idea che far collimare otto teste differenti per scrivere una sola storia sia impresa titanica. Ma comunque vedremo…

Con la lettura dei nostri scritti, comunque, sono emerse le prime indicazioni su quello che ci si aspetta da uno scrittore e oggi sono qui per condividere qualche dritta, sperando di averla fatta mia in prima persona.

 

I “maestri” del corso (per chi li conoscesse, sono due autori di Noir, Alberto Minnella e Vincenzo Maimone) hanno fatto emergere un po’ quello che è il compito di chi si cimenta con la scrittura, affermando che chi vuole scrivere deve riuscire a raccontare tutta la storia, in modo chiaro, senza perdersi in inutili digressioni.

Scrivere è lavoro di sintesi. Meglio togliere l’inutile e guadagnare spazio per ciò che veramente si vuole comunicare.

 

Una riflessione, poi, mi ha molto colpito, riguardo all’importanza di far capire al lettore la collocazione spaziale, nell’ambiente descritto, dei personaggi, così da permettere all’immaginazione del lettore di cogliere le dinamiche narrate.

 

Un altro aspetto di cui si è parlato, ma che, credo, chiunque scriva da un po’ di tempo conosca già è quello della possibilità/verosimiglianza del mondo che si narra. “Tutti i mondi, anche quelli fantastici devono essere possibili”. Insomma, anche l’assurdo deve avere una sua spiegazione. Le leggi che governano il mondo creato dallo scrittore non devono essere contraddette.

 

Per quanto riguarda la storia, invece, c’è stata molta attenzione sul sottolineare come la trama non debba subire delle “virate improvvise”. Tutto deve avere la sua consequenzialità, deve progredire in modo coerente, senza che le svolte narrative vengano calate dall’alto o appaiano tirate per i capelli da uno scrittore che non sapeva dove andare a parare.

 

Tutto ciò che viene scritto, inoltre, serve a raccontare la storia e il personaggio. Se un pezzo non è utile ad arricchire la storia o la descrizione del personaggio, allora, è un pezzo che va tagliato.

 

Piccola e ultima nota di colore: evitare di descrivere per la prima volta i comportamenti di un personaggio con “solito” “come al solito” “il solito”. Se un comportamento è abitudinario bisogna specificarlo, specialmente se è quella la prima volta che viene citato nella storia.

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