Recensione di “Appunti di un Venditore di Donne” di Giorgio Faletti

Anni fa si parlava tanto della carriera letteraria di questo famoso attore nostrano, purtroppo scomparso prematuramente. Il mio approccio a una sua opera, però, è avvenuto soltanto quest’anno e per puro caso.

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Avete presente quando siete in libreria e non sapete bene che prendere? Questo è capitato a me con “Appunti di un Venditore di Donne”, un thriller adrenalinico – e anche un poco cervellotico – ambientato ai tempi del rapimento di Aldomoro.

Siamo alla fine degli anni ’70, e la storia al centro del libro vede protagonista “Bravo”, un lenone, che si occupa di fornire prostitute d’alta classe a soggetti importanti e facoltosi del panorama italiano. Bravo, però, durante la pellicola, finisce al centro di un complotto, organizzato apparentemente dalle Brigate Rosse, ma, dietro alle cui trame, si nasconde un importante senatore.

Si tratta, a mio modesto parere, di un thriller d’alta scuola, che crea un intreccio narrativo di livello eccelso, che si dipana in una storia piacevole da leggere per via del periodare agile e intelligente di Faletti. Del libro, infatti, non so se ho apprezzato di più le idee, la storia o lo stile. Insomma, potrei dire che mi è piaciuto (quasi) tutto!

Faletti dimostrava di avere pochi punti deboli come scrittore, ed è riuscito a portare in porto un’opera difficile, capace di descrivere il panorama socio-politico di una Milano in un periodo d’oscurantismo della repubblica Italiana, senza togliere attenzione alla storia al centro del romanzo. Non è un caso, tra l’altro, il grande successo commerciale che ha avuto questo libro nel 2010, anno in cui, per svariate settimane, è stato il più venduto in Italia.

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Il protagonista, poi, è un personaggio studiato nei minimi dettagli, con cui non si può non entrare in empatia. Lo definirei quasi un “Magnaccia gentiluomo”.

A dispetto dei tanti pregi del libro, però, presenta anche qualche piccola pecca.

Innanzitutto, il fatto che la storia principale del libro si concluda a cento pagine dalla fine spiazza il lettore. È verissimo, ci sono decine di punti oscuri su cui si deve far luce nelle restanti cento pagine, ma un climax così anticipato, secondo me, fa perdere un po’ dell’entusiasmo del lettore nel voltare pagina.

In secondo luogo, c’è da dire che la storia, ambientata in un universo così fedele alla realtà, è, a dir poco, inverosimile. Bravo si trova ad avere collegamenti involontari con ogni personaggio del complotto e della storia narrata. Sono talmente tante le coincidenze da rendere la storia del tutto inverosimile. Avrei preferito, insomma, che il tipo di storia narrata sembrasse meno “spinta” da un destino, che tutto sa e a tutto provvede.

A parte questi due piccoli appunti, non posso far altro che ribadire il mio entusiasmo per la lettura, che è, forse, il miglior thriller italiano che io abbia mai letto.

13 commenti

  1. Ho letto due sue libri il primo il più famoso- io uccido- e – niente vero tranne gli occhi-
    Avrei molto da ridire solo sui finali, ma credo che questo sia il dramma dei più, anche dei più famosi scrittori, i finali spesso non reggono, libri stupendi e finali……
    Questo non l’ho letto e quindi non posso dare un giudizio.
    Faletti, era versatile, comico, scrittore, cantante, ottimi ricordi su di lui.

    Piace a 1 persona

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