One Piece su Netflix: un live action capace di superare le aspettative

Forse erano persino anni che non facevo binge watching, ma per il live action di One Piece sono riuscito a tornare agli antichi fasti e a spararmi nell’arco di ventiquattr’ore tutte le otto puntate rilasciate.

One Piece di Netflix è la serie tratta dall’omonimo manga di Eiichiro Oda, che ha dichiarato di essere stato coinvolto in maniera penetrante nella realizzazione di questa trasposizione televisiva. Oda, infatti, aveva ammesso di temere che One Piece potesse diventare uno dei tanti progetti falliti di trasposizione in live action di storie tratte dai manga. Preoccupazione che era condivisa dai fan del manga e dell’anime omonimi.

Ma com’è stata la serie creata da Owens e Maeda per Netflix?

Prima di analizzare gli otto episodi di questo nuovo “colossal” Netflix, mi pare opportuno ribadire quanto sia difficile utilizzare il materiale di Oda per creare una serie live action che risulti credibile e, al contempo, non stravolga la storia originale e i suoi personaggi.

Malgrado questa premessa, la serie Netflix è riuscita nell’impresa di creare un prodotto convincente.

One Piece si rivela uno show godibile, mai impegnativo, mai superficiale, a volte sopra le righe, ma funzionante in (quasi) ogni dettaglio. Per uno spettatore che si annoia facilmente come me, stare otto ore di fila davanti alla televisione non è mica facile, ma One Piece è riuscito a diventare una priorità.

I problemi della serie emergono quasi unicamente nel primo episodio. La prima puntata, infatti, è, a tratti, estremamente cringe. I dialoghi sono spiazzanti, l’universo colorato della serie è complesso e non “confortevole” per lo spettatore e troppo materiale viene racchiuso in un minutaggio non adeguato a fare respirare il pubblico. La sensazione è quella di vedere una miriade di personaggi e scene bizzarre tutte insieme; niente spicca in modo particolare, la magia è assente.

Vero che l’apparizione di Zoro (Mackenyu) alza il livello dello spettacolo, ma non a sufficienza. Il primo episodio rimane un grande fallimento, specialmente se confrontato con il resto della stagione che mi sento di promuovere a pieni voti.

La storia funziona, portando sulla scena una serie di battaglie, tutte diverse e tutte intriganti, che evocano generi e stilemi cinematografici e narrativi diversi senza snaturare l’unicità della storia raccontata.

Lo show di Netflix, alla fine, è una storia sopra le righe che prende un po’ da tanti generi e prodotti differenti per creare un mix piacevole, dal sapore riconoscibile (seppure non drasticamente originale). Per certi versi, la serie ha ricordato i film di Tim Burton, per altri le atmosfere di American Horror Story (in particolar modo, gli episodi ambientati nella casa di Kaya). La costellazione di posti differenti e ambienti stravaganti, invece, ha riportato alla memoria le “esplorazioni” per i pianeti delle prime due trilogie di Star Wars.

One Piece si apprezza anche per la diversità con la saga di Pirati dei Caraibi. Avevo, infatti, il terrore che lo show Netflix finisse per scimmiottare un po’ l’epopea di Jack Sparrow.

A livello di sviluppo di trama, l’unica critica che posso fare è relativa agli episodi finali. La battaglia contro Arlong aveva un build up che meritava uno sbocco di “durata” superiore. Mi è parso troppo ampio, invece, lo spazio dedicato a un fin troppo zuccheroso epilogo (per quanto, azzeccatissima la scena in cui i personaggi dichiarano i loro obiettivi e sullo schermo appaiono le loro versioni “infantili”).

Le scelte di cast, in generale, mi sono parse azzeccate. Jeff Ward nel ruolo di Buggy ha davvero rubato la scena. Ilia Isorelýs Paulino nel ruolo di Alvida, d’altro canto, è la scelta più discutibile. Mi è parsa in ogni scena un pesce fuor d’acqua, davvero poco a suo agio nei panni della piratessa.

Convincente, anche se non sempre da applausi a scena aperta, la sceneggiatura (escluso il primo episodio) e la regia. I flashback dedicati alle back story dei personaggi non sempre hanno coinvolto, ma l’obiettivo di costruire un cerchio narrativo relativo alle storie di tutti i membri della ciurma imponeva di approfondire tutte le loro storie e il loro passato, quindi si perdonano anche i momenti più noiosi che hanno rallentato la tensione di alcuni episodi. In particolar modo, la backstory di Usopp smorzava il ritmo dello scontro fra i protagonisti e Krahador.

In conclusione, mi sento di consigliare agli amanti di One Piece, ma in generale delle serie tv fantasy/d’avventura, questo prodotto che è stato capace di superare (e di molto) le mie aspettative.

3 pensieri riguardo “One Piece su Netflix: un live action capace di superare le aspettative

  1. sono felice che la serie ti sia piciuta
    quando sarò a roma, dopo il festival, mi farò un tempo di prime per provarlo ma poi penso di tornare in pianta stabile su netflix; questo di sicuro uno dei prodotti seriali che proverò (il primo della piafforma per me)

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a Sara Fabian Cancella risposta