Recensione della quarta stagione di Sex Education: un epilogo tra noia e apertura mentale

Non so se si tratta di un’opinione impopolare, ma personalmente non ho amato la quarta stagione di Sex Education.

Per chi si approccia alla lettura, voglio anticipare che, nel corso dell’analisi, ci saranno spoiler, quindi avventuratevi tra le righe solo se avete già terminato la visione della serie Netflix con protagonista Asa Butterfield.

Sex Education ha avuto un grande successo di pubblico per il suo essere anticonvenzionale, per il suo affrontare tematiche legate alla sessualità nell’ambito di un contesto adolescenziale. Lo ha fatto in un modo sicuramente più “scientifico” e variegato rispetto a come erano stati precedentemente trattati gli stessi argomenti in altri show o film. Basta guardare pochi episodi per capire che Sex Education ha un compito: dare rappresentazione a quante più tematiche, problematiche e identità possibili. È una cartina al tornasole di come viene vissuta nella modernità la sessualità, con le sue nuove etichette, terminologie e dinamiche.

Ritengo, però, che il compito portato avanti in Sex Education sia stato svolto in modo più organico nelle precedenti stagioni. In questa stagione conclusiva, ho notato un che di didattico e – a volte – persino buonista nell’affrontare alcuni argomenti.

Alla fine della serie, tutti i genitori sono maturati, hanno capito che devono stare al passo coi figli. Muri e muri di “ignoranza” sono spariti con una facilità disarmante. Io non dico che sia impossibile che esistano genitori comprensivi e dalla mente aperta, ma è un finale troppo alla tarallucci e vino. La verità è che ancora si soffre moltissimo, anche ai giorni nostri, quando non si ha un orientamento sessuale “tradizionale” (eufemismo per riferirsi all’eterosessualità).

Alla fine, la scelta degli showrunners è quella di mandare un messaggio positivo per quanto riguarda l’accettazione e la tolleranza. In fondo, è possibile una realtà in cui ognuno possa essere libero di essere sé stesso e di esplorare la sessualità come desidera (a patto che lo faccia in modo consapevole). D’altra parte, per evitare un finale troppo stucchevole non assistiamo a un ricongiungimento fra Eric e Adam né a un lieto fine per la coppia di protagonisti, formata da Otis e Maeve.

In questa stagione, emerge l’ottimo lavoro fatto nella creazione e nello sviluppo dei personaggi. Penso che ce ne siano davvero tanti di personaggi interessanti, che meritavano un approfondimento. Maeve e Otis mi hanno sempre convinto, ma oltre a loro da ammirare il lavoro fatto con lo sviluppo di Ruby, Jean, Adam e Isaac. Alla fine, sono questi i personaggi che mi hanno colpito di più. Escludo volutamente Eric, che ha trasceso ogni vetta macchiettistica, esasperando una personalità istrionica a discapito di quelli che erano gli argomenti (molto seri) che si dovevano trattare attraverso il suo percorso nella storia.

Mi sento di dire che, a fronte di un ottimo lavoro coi personaggi, la regia e la scrittura della quarta stagione non siano state eccellenti. Tanti punti morti. Episodi che faticavano a ingranare, per poi caricare oltremodo (e lo dimostra il minutaggio) gli ultimi due episodi finali. Vien quasi da dire che bastava vedere i due “minifilm” finali per capire un po’ tutta la storia.

La prima metà della stagione, oltretutto, appare disomogenea, con alcuni filoni narrativi che vengono allungati fin troppo, portando agli epiloghi in un momento in cui onestamente lo spettatore era piuttosto annoiato (ad esempio il percorso di Aimee e la sua rinascita a seguito della molestia).

Ciononostante, le performance attoriali (sempre una meraviglia vedere Gillian Anderson sulla scena), i due epiodi finali e quel contrasto fra la positività di una vita in cui ci si accetta l’uno con l’altro e l’amarezza degli amori che naufragano hanno creato un prodotto guardabile, non privo di meriti.

La sensazione è quella di aver lasciato andare personaggi a cui mi ero molto affezionato, al termine di una stagione che ha sfiorato troppe volte le vette della noia, intervallate da alcuni momenti imbarazzanti (evocherei il termine “cringe”) che hanno spesso fatto perdere la concentrazione dello spettatore su tematiche e storyline importanti e ben costruite.

5 pensieri riguardo “Recensione della quarta stagione di Sex Education: un epilogo tra noia e apertura mentale

  1. Condivido tutto.
    Non ho capito perché aggiungere nuovi personaggi, troppi quelli della nuova scuola (tra l’altro scuola assurda e stra piena di ipocrisia) e la zia di Otis, abbastanza superflua, per non parlare degli amici americani di Maeve con la loro trama lasciata a metà. Troppa carne al fuoco e poco tempo per esplorare le varie nuove situazioni. Vogliamo parlare del presunto tumore di Jackson con annesso dramma sulla paternità?
    Per assurdo la trama che mi è piaciuta di più è stata quella di Adam anche se completamente sconnessa da tutte le altre.
    Mchan
    Ps: ma poi tutta quella tragedia della scelta del terapeuta quando primo era l’ultimo anno scolastico per entrambi e secondo potevano coesistere. No, tutto davvero troppo esagerato, veramente al limite del cringe.

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