Recensione definitiva di Sailor Moon (volumi 1-12) di Naoko Takeuchi: un manga super queer che esalta la figura femminile

E ci siamo!

Dopo un recuperone super veloce, sono pronto a parlarvi del manga di Sailor Moon che mi ha tenuto compagnia nelle ultime settimane.

Attualmente pubblicato in dodici volumi da Star Comics, Sailor Moon è un manga shojo super famoso degli anni novanta, da cui è stato tratto uno degli anime più amati dal pubblico femminile in Italia.

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TRAMA

La storia ruota attorno a una protagonista, Bunny (Usagi), che è colei che si trasforma in Sailor Moon. È la principessa, la più importante fra le guerriere sailor, chiamate a risvegliare i poteri all’interno del loro corpo per scontrarsi con le forze del male.

Prima che una storia d’amore adolescenziale (tipico tratto degli shojo), Sailor Moon è una battaglia fra bene e male, che parla di come il cosmo sia attraversato da questa dualità. Così come esiste il male esiste anche il bene, e le guerriere Sailor sono destinate a reincarnarsi ogni volta e a tornare a combattere fino a quando è in atto una minaccia.

Attorno a Usagi, una serie di guerriere che votano l’esistenza alla difesa e alla protezione di Sailor Moon.

La controparte maschile di Bunny è Mamoru. I due sono destinati a innamorarsi e a fondare la loro unione sulla difesa della pace sulla Terra e in tutto l’universo.

PERSONAGGI

Uno dei problemi del manga, a mio avviso, è la caratterizzazione dei personaggi secondari e (soprattutto) dei villain della storia. Se i villain sono poco più di un pretesto per fare combattere le nostre guerriere (gli unici che si distinguono un po’ sono Nehellenia e la versione malvagia di Chibiusa), le comprimarie non se la passano meglio.

Usagi è l’unico personaggio che conosciamo davvero, e a fondo. Un personaggio innamorato dell’amore, che ama essere leggero, nonostante i pericoli che affronta. Mamoru è un po’ “one-note”, ma almeno ha un discreto spazio nella storia. Si salvano dal completo anonimato anche Sailor Venus (che è un po’ la versione festaiola di Usagi, meno innamorata dell’amore e ancora più spensierata), Sailor Saturn, Chibiusa (che io trovo odiosa, ma almeno è caratterizzata), Sailor Uranus e (in parte) Sailor Neptune.

Le altre guerriere Sailor sono appena abbozzate. Mi ha sorpreso scoprire che quelle che sono delle presenze fisse nel manga risultino così poco tridimensionali e profonde. In particolar modo, sono stato sorpreso da Sailor Mars, che è in assoluto il personaggio meno sviluppato della storia.

LE TAVOLE DELLA TAKEUCHI

Il gusto della Takeuchi è molto classico. Le immagini sono ancora ancorate a uno stile antecedente, ma non è un problema. Anzi, la bellezza archetipica dei personaggi è un’esaltazione della figura femminile. Le “belle guerriere che vestono alla marinara” sono il tratto distintivo di un manga che, soprattutto, per il suo gusto estetico ha saputo diventare intramontabile.

È un po’ un peccato che le battaglie siano più immaginate che disegnate. D’altra parte, però, gli scontri in Sailor Moon sono piuttosto “magici”, con pochissimo contatto fisico, aspetto che rende molto più complesso fare delle illustrazioni vincenti.

IL MIO GIUDIZIO

Sailor Moon è un manga estremamente innovativo e sorprendentemente queer. Avendo visto (tra l’altro, molto poco) soltanto l’anime, non ero a conoscenza di quanto fosse avanguardista questa storia.

È una serie manga che esalta, come già anticipato, la figura femminile e la femminilità in ogni senso. Persino la bellezza maschile viene esaltata ove si avvicini alla delicatezza dei lineamenti femminili. È una delle storie più queer mai lette, con diversi personaggi non binary (anche se ai tempi non esisteva questa etichetta) e intergender.

Inoltre, è una storia che strizza l’occhio alla moda e all’eleganza. Un manga al passo coi tempi che propone personaggi femminili liberi, spensierati e positivi in modo originale rispetto ai precedenti saltati alla ribalta nel mondo manga.

A dispetto degli innegabili pregi, tuttavia, non ho ritenuto questo manga troppo in linea con il mio gusto. Pur essendo uno shojo, esiste un solo personaggio maschile degno di assumere il ruolo di “interesse romantico” della protagonista. Visto il limitato spazio lasciato al “romance”, avrei gradito vedere battaglie soprannaturali maggiormente avvincenti e con una costruzione degli scontri finali meno casuale e ripetitiva.

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6 pensieri riguardo “Recensione definitiva di Sailor Moon (volumi 1-12) di Naoko Takeuchi: un manga super queer che esalta la figura femminile

    1. Purtroppo, a differenza della serie animata degli anni ’90 (che aveva altri problemi) nel fumetto le amiche della protagonista erano poco più che le sue ancelle, destinate a vivere solo in sua funzione. Se ci avessero aggiunto il bullismo interno al gruppo, avrebbe potuto imitare le dinamiche delle cricche scolastiche femminili nei film statunitensi XD
      In pratica, le sailor vivono solamente per Sailor Moon.

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  1. Sono molto belle e molto nobili le intenzioni inclusive dell’autrice, ma per me è un po’ un fallimento: come hai scritto anche tu si tratta di un manga incredibilmente superficiale e ripetitivo, che pur avendo un cast molto ampio non approfondisce quasi nessuno dei personaggi lasciandoli costantemente abbozzati. Anche per questo mi lascia perplesso chi condanna la serie anni 90 dicendo che il manga è meglio e più maturo: il primo anime ha i suoi problemi, ma almeno costruisce dei personaggi che conosci bene, costruisce dei rapporti interessanti tra le protagoniste e dà tridimensionalità anche ai cattivi (la storia di Nephrite, l’evoluzione delle sorelle Ayakashi, i dilemmi etici che ruotano intorno ai Talismani e Sailor Saturn sono cose che il manga si sogna). L’ultimo arco narrativo, poi, ricordo di averlo odiato particolarmente per il modo che ha di disfarsi rapidamente di tutto il cast per ricostruirne uno nuovo da zero con le Sailor Starlights; è un peccato perché invece la rivelazione di Chaos come villain definitivo e la spiegazione della sua natura mi erano piaciuti molto.

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    1. Io non ricordo nulla dell’anime. In generale, comunque credo che l’amore per questa storia in Italia discenda dall’anime e non dal manga. Questo già dice molto sul fatto che poi così male non è. Comunque concordo in tutto con te e complimenti per la memoria

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      1. L’anime era, diremmo oggi, virale: lo guardavamo tutti, a prescindere da qualsiasi intenzione di target. Il manga, allora, non esisteva in Italia, per cui sì, tutto l’affetto che circonda la storia deriva dalla serie animata, che è un po’ diventata il canone ufficiale qui.
        Per la memoria, in realtà ho rivisto da poco le prime due stagioni, mentre la terza la ricordo bene perché è sempre stata la mia preferita (Uranus e Neptune nel cuore!); della quarta e della quinta, invece, non ricordo quasi nulla, se non la trama a grandissime linee.

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