Recensione di “La zona morta” di Stephen King: uccidereste Hitler?

Stephen King è uno scrittore che apprezzo. Ho letto molti suoi libri. Alcuni li ho amati, altri li ho trovati interessanti e stimolanti senza rimanerne ammaliato. Questo è un po’ quello che è accaduto anche con “La zona morta”.

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La zona morta è un libro che definirei sperimentale, sia dal punto di vista dello stile (la parte iniziale, con l’alternanza dei punti di vista dei personaggi è molto originale e disorientante in modo immersivo per il lettore), sia dal punto di vista dei contenuti.

Questo libro nasce da un tema centrale, da un presupposto intrigante che, a mio avviso, però, non è stato sviluppato in maniera perfetta.

In buona sostanza questo libro è partorito da una domanda: Cosa faresti se avessi l’occasione di tornare indietro nel tempo e uccidere Hitler? Sembrerebbe molto simile a 22.11.63, solo che King non sceglie di scrivere un romanzo storico con uno sviluppo alternativo, ma crea una situazione del tutto diversa, con personaggi originali e degli elementi paranormali.

Il romanzo mi ha conquistato fino a un certo punto. Ritengo, infatti, che la parte finale sia inesplicabilmente lenta e dispersiva. Anziché arrivare a quell’epilogo pregustato, ormai l’unico punto focale – esaurite le altre due storyline del libro (quella “romantica” e quella legata alle indagini sul serial killer) – della narrazione, la storia si allunga e si allunga, senza che succeda nulla di sufficiente a giustificare questo rallentamento verso un finale ad alta tensione.

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5 pensieri riguardo “Recensione di “La zona morta” di Stephen King: uccidereste Hitler?

  1. Il libro era veramente interessante proprio per come il tutto veniva narrato e ancora oggi risulta molto originale nel suo modo di porsi. Forse nel finale perde un pò il mordente, e su questo sono d’accordo, ma in generale lo considero un libro stupendo.

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