Recensione di “Il sognatore” di Laini Taylor: una strada impervia verso un finale appagante

“«La vita non ti capiterà addosso, ragazzo», disse. «Sei tu che devi farla capitare. Ricorda: lo spirito diventa abulico quando trascuri le passioni».”

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Ne ho già parlato sul mio profilo tiktok, ma oggi torniamo alla cara vecchia scrittura per la recensione di “Il sognatore” di Laini Taylor.

Acquistai questo libro dopo una presentazione/intervista della stessa autrice. Apprezzai molto la Taylor sia per l’umanità e la disponibilità nei confronti di noi appassionati sia per la sincerità e la sensibilità con cui parlò di scrittura e della sua storia di vita.

Il suo romanzo, lo ammetto, non mi ha catturato come la personalità dell’autrice.

“Laszlo aveva amato Sarai come un sogno, e l’avrebbe amata ugualmente come fantasma.”

È un fantasy classico, con un world building perfettamente studiato e una storia d’amore atipica e ben scritta che trascende ogni cliché.

La storia d’amore al centro del romanzo è psicologicamente eccellente. Ci parla di due individui che scoprono sé stessi nel ritrovarsi, nell’incontrarsi in un sogno.

Ci sono tutte le carte in regola, ma il romanzo non decolla mai. Le descrizioni occupano troppa parte del libro, il world building è più protagonista della trama e, alla fine, un finale di grande impatto non basta a compensare l’impervia strada che porta il lettore fino a un appagante epilogo.

Insomma, l’importante non è solo la meta ma anche il viaggio.

È un romanzo che io consiglio agli appassionati hardcore del fantasy, che restano estasiati a immaginare le atmosfere immaginifiche e originali (è un romanzo originalissimo, a proposito) del contesto in cui si muovono i personaggi.

Potete acquistarlo qui!

3 pensieri riguardo “Recensione di “Il sognatore” di Laini Taylor: una strada impervia verso un finale appagante

  1. Io amo questo libro ma ancor di più il seguito. Adoro come riesca sempre a sorprendere e ad affrontare una situazione per niente facile, dove non ci sono buoni o cattivi netti ma persone che hanno subito ingiustizie e che agiscono credendo di fare del bene. Un giorno anch’io pubblicherò una recensione a riguardo, anche se ci vorrà molto tempo.

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    1. Sicuramente è un testo non banale e la “normalità” dei personaggi sta proprio nel non essere chiaramente né buoni né cattivi. Il contesto storico influisce tanto sulle loro azioni e alla fine può essere metafora per interpretare tante situazioni anche attuali

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