ANIMECULT N. 21 – La censura negli anime trasmessi in Italia e la figura di Alessandra Valeri Manera

Quasi per caso mi sono imbattuto in AnimeCult, magazine dedicato al mondo degli anime che non conoscevo. Durante il mio giretto al Libraccio sono stato attirato da questa rivista, di cui ho acquistato il ventunesimo volume!

A catturare la mia attenzione è stata soprattutto la tematica centrale del numero, ovvero le censure operate sugli anime nelle televisioni italiane, in special modo a opera di Fininvest/Mediaset che, più di tutte le altre emittenti, ha comprato e trasmesso gli anime in Italia.

Data la recente tragica scomparsa di Alessandra Valeri Manera, al principale argomento sopracitato è stato affiancato un approfondimento sulla figura della storica manager di Fininvest capace di occuparsi della televisione per i più piccoli e rendere gli anime un fenomeno culturale diffuso in Italia, ricordata peraltro anche per aver scritto numerose sigle dei cartoni animati divenuti famosi tra gli anni Ottanta e Novanta.

Di seguito alcune pillole e commenti su questo volume del magazine:

  • Mi ha colpito moltissimo il racconto del bailamme mediatico relativo al caso dei sassi lanciati dal cavalcavia e di tutta quella stampa perbenista che ha attribuito praticamente ogni comportamento sbagliato dei ragazzi e degli adolescenti ad anime come Ken il guerriero. Anche giornalisti di grande spessore si sono eretti a difensori della pacifica tranquillità della televisione rilassante e buonista, ostracizzando i prodotti importati dal Giappone.
  •  Bisogna distinguere esigenze commerciali e censura. Quello che si ebbe, dopo i casi di cronaca più eclatanti e una stampa infervorata contro gli anime, si trasformò in vera e propria censura. Un comportamento mediatico del tutto differente da quello portato avanti dalle emittenti televisive che, in alcuni casi in maniera massiccia e in altri in maniera più morbida, tagliarono, modificarono e riadattarono gli anime per renderli più appetibili a livello commerciale. Era importante che nessun genitore sconsigliasse o proibisse la visione ai bambini dei cartoni animati e così si rimuovevano dalle trasmissioni tutti gli argomenti e le scene più maliziose, violente o problematiche.
  • La figura di Alessandra Valeri Manera è stata importantissima. Viene da chiedersi come sarebbe la nostra società e quanto tempo ancora ci avremmo messo prima di innamorarci del mondo anime e manga senza il suo lavoro nel rendere popolare – seppur in maniera edulcorata – l’universo degli anime e le storie piene di pathos che hanno segnato la nostra infanzia.
  • Riflettere su come sono stati maneggiati gli anime dalle televisioni italiane è di sicuro interesse perché ci fa capire che, alla fine, i tempi cambiano. Ci sono periodi di maggiore permissività e periodi di maggiore rigore, in un ciclo continuo. Non è detto che più si vada avanti, più si sia incoraggiati a trasmettere anche scene complesse e problematiche. Di certo, nella cultura giapponese argomenti come la morte, l’omosessualità, il bullismo e il disagio psicologico, sono da sempre affrontati in maniera più naturale che in occidente.

Ma mi chiedo: serve davvero questa cultura della rimozione? Un bambino che non vede alcune realtà, è un bambino più aperto alla vita e ai problemi che essa può presentare? Fino a che età è giusto oscurare e non stimolare la riflessione del bambino?

3 pensieri riguardo “ANIMECULT N. 21 – La censura negli anime trasmessi in Italia e la figura di Alessandra Valeri Manera

  1. Qualche giorno fa si è presentata più o meno la stessa questione in casa mia. Mio nipote, 10 anni, legge i manga di Ranma 1/2 e Saint Seya, con il beneplacito di sua madre, che ovviamente sa molto bene di cosa si tratti. L’altra mia sorella l’ha scoperto e alla fine li ha “censurati” facendo sparire i volumi finché è rimasto a casa nostra, nonostante le avessimo detto che non importa quello che pensa lei, se sua mamma è d’accordo che li legga allora può leggerli. Anche perché alla fine Ranma non contiene nulla di stravolgente, c’è qualche tetta ma niente di grave. Questo per dire che il problema di cosa far vedere / leggere ai bambini è sempre attuale, e la censura sempre dietro l’angolo.

    Purtroppo l’isteria che ha circondato l’arrivo dei manga da noi è la solita paura dettata dall’ignoranza: non capisco qualcosa di nuovo, non mi piace, gli do la colpa di qualsiasi comportamento deviante che, di nuovo, non capisco e mi fa paura. La stessa cosa è accaduta con la musica metal, i giochi di ruolo e il satanic panic. Dare la colpa a Ken il Guerriero esonera genitori ed educatori dalla responsabilità dei comportamenti criminali dei ragazzi: non è colpa mia, è quello che guardano in tv. Il film di South Park sviluppa molto molto bene questo concetto, e anche per questo lo trovo strepitoso.

    Oggi per fortuna mi sembra si sia in un momento di scarsa censura, grazie anche alla facilità con cui si possono trovare i prodotti in originale, e il rischio di vedere film o episodi stravolti da un adattamento criminale mi sembra molto ridotto; quantomeno, grazie a internet, si viene a sapere subito se un prodotto è stato sottoposto a censura e per quale motivo, mentre trent’anni fa era molto più difficile, e oggi ci sono community di appassionati e professionisti che possono segnalare tempestivamente i casi in cui accade.

    Diciamo che si tratta del risvolto positivo di quanto discutevamo a proposito di House of the Dragon: in questo caso dei fan attenti e che contano i peli nel c**o all’adattamento italiano sono utili!

    Piace a 1 persona

    1. Ho apprezzato particolarmente l’osservazione sull’esonero della responsabilità dei genitori e degli educatori (e della società, di rimando) È proprio vero che è quello il meccanismo dietro questa attribuzione bieca di responsabilità. Grazie per il tuo contributo

      "Mi piace"

Lascia un commento