Donnaregina di Teresa Ciabatti: un romanzo “romanticamente” mafioso

Tra autofiction, reportage e cronaca di camorra, ecco il libro Donnaregina di Teresa Ciabatti.

Ho ascoltato questo libro su Audible ed è stata una scoperta interessante. Magnificamente letto da Elena Lietti, Donnaregina ci porta a conoscere meglio la figura di un criminale celeberrimo, come Beppe Misso, detto O’Nasone. Ma non seguiamo solo la vicenda di Misso. Parallelamente alla vita del camorrista e all’intervista rilasciata dallo stesso, esploriamo anche la vita della persona-giornalista, autrice del romanzo, le sue difficoltà genitoriali e personali.

Se si voleva scrivere di camorra da un punto di vista diverso, con l’attenzione alle tematiche e alle sfumature del giornalismo di colore, di un giornalismo lontanissimo dalla cronaca nera o di mafia, Ciabatti vi è riuscita alla perfezione.

Tutti i personaggi nel romanzo sono letterari. Misso diventa personaggio esuberante, eccentrico, il residuato romantico di un killer spietato. L’autrice-intervistatrice è donna spezzata, focalizzata sulla propria persona, che cerca disperatamente di riparare la propria carriera e di “aggiustare” la figlia e il rapporto con la stessa.

È un continuo ritornare all’io-narrante, a discapito di Misso, che, più e più volte, diventa secondario.

L’obiettivo di scavare a fondo sulla “questione omosessuale” nella cultura mafiosa è nobile, intrigante per un po’, ma poi si scontra su una brevità che impedisce di entrare davvero in empatia con il figlio del boss (omosessuale? Femminiello? Transessuale?) e con la linea di narrazione scelta da Ciabatti.

È un romanzo che non fa fino in fondo né cronaca né colore, ma quello che fa lo fa in modo ammaliante. Si è rapiti dal raccontare di Teresa Ciabatti, al punto che si conclude l’ascolto con il desiderio di saperne di più, sia dell’autrice che di Misso. Per me, questo nuovo genere letterario – romantico-mafioso-autobiografico – è stata una vera e propria magia della penna della scrittrice.

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