I Leoni di Sicilia di Stefania Auci: un bel prodotto senz’anima

“I picciuli non mentono, si dice; la robba non ha parole false.”

Sono in difficoltà a recensire questo libro. Mi ero ripromesso di recuperare “I leoni di Sicilia” per curiosità, perché penso che certi casi letterari dovrebbero essere sempre studiati. Stefania Auci è stata in grado di rendere di tendenza (di nuovo?) il romanzo storico in Italia con questo romanzo, primo di una (fin qui) dilogia.

Siamo nell’Ottocento, anzi, questo secolo lo esploriamo dall’inizio alla fine, per il tramite di una famiglia di commercianti calabresi che riesce a fare fortuna a Palermo. Si tratta dei Florio, che, partendo da un’aromateria (una putia dove si vendono sostanze e composti), costruiscono un impero commerciale che copre più settori. Sono innovativi, grazie soprattutto alla lungimiranza di Ignazio e del nipote Vincenzo.

Seguiamo questa famiglia, tra intrighi, piccole sconfitte, grandi vittorie, pressioni sociali, fino al 1868.

Sullo sfondo della loro ascesa, le intemperie socio-politiche di una Sicilia che vorrebbe affrancarsi dal dominio borbonico e che poi viene annessa al regno dei Savoia, dopo l’intervento di Garibaldi.

“Perché è vero, perché Vincenzo ha ragione: la carne non mente. Il sangue non si può fermare.”

Il romanzo ripropone i temi tipici di questo tipo di storie: la tensione inevitabile fra nobili e chi è diventato benestante grazie al lavoro, il ruolo della donna in una società in cui non c’è intelligenza che tenga se si appartiene al sesso femminile, relazioni sentimentali ostacolate da esigenze pratiche e pragmatiche di una famiglia ambiziosa.

Il problema, però, è che – devo ammetterlo – di questi personaggi a me non è importato nulla. Solo Giulia è riuscita ad attrarre le mie simpatie. Il periodo in cui era una “concubina” di Vincenzo e lottava per il riconoscimento, trascinata da sentimenti troppo forti per abbandonare la relazione che la conduceva al biasimo sociale, è stato l’arco narrativo più convincente del romanzo. Giulia è la più umana fra i personaggi di una storia che facevano il compitino, quasi strumenti atti a incarnare archetipi narrativi inevitabili, vista l’ambientazione e il target della storia.

La mia sensazione è stata che, se non lo avessi letto, e avessi soltanto immaginato cosa avrei trovato nel libro, non sarebbe cambiato assolutamente nulla.

La prosa è scorrevole, senza particolari momenti indimenticabili, la trama è solida, ma il romanzo, a mio avviso, non diviene mai “opera unica”, non mi trasmette mai una qualche emozione in grado di renderlo indimenticabile nella mia memoria.

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2 pensieri riguardo “I Leoni di Sicilia di Stefania Auci: un bel prodotto senz’anima

  1. Quindi è scritto bene ma anonimo; penso che sia davvero un peccato capitale, se dedichi ore a leggere un libro e ti accorgi che non te ne frega niente di nessuno anche il fatto che sia scritto bene diventa secondario, come un bel pacchetto che poi apri e trovi vuoto. Non leggo abbastanza letteratura italiana per poterlo dire, ma potrebbe essere la conseguenza di una tendenza che privilegia la forma sopra il contenuto.

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    1. Mi dai uno spunto perché ho di recente scritto per il sito a cui sto lavorando in collaborazione un articolo in cui mi sembra che il contenuto conti ben oltre la forma.

      Qui la mia sensazione è stata di un successo dovuto alla storia. Non perché la storia sia brillante o originale, ma perché ha quegli elementi che i lettori volevano da una storia con quest’ambientazione e uno sviluppo chiaro, facile da seguire.

      Personalmente, lo stile non mi ha impressionato. Molto semplice, chiaro, vezzi di raccontato decisamente datati.

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