Meglio stronzi che fragili: la grande bugia del “sano individualismo”

La settimana scorsa ho pubblicato un post sulla mia pagina Instagram. Partendo dall’analisi di un libro — Polveri sottili di Gianluca Nativo — ho parlato dell’individualismo nella società.

Ho posto delle domande ai miei follower: perché ci viene detto sempre di pensare a noi stessi? Fanno bene a dircelo? Quello che ne è uscito fuori è un dibattito che mi ha messo un po’ di tristezza, francamente. Tutto il post era costruito per sottolineare come la nostra sia una società altamente individualista. Veniamo cresciuti a pane e “pensaatestessoprimacheaglialtri” e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono due distorsioni dilaganti nella nostra società: una in misura maggiore dell’altra.

Le due distorsioni

Da una parte, l’individualismo sfrenato può portarci via l’empatia, può affinare i tratti narcisistici della nostra personalità e renderci inabili a una relazione sana, paritaria, con un bilanciamento fra l’interesse personale e i bisogni dell’altro.

Dall’altra, c’è chi viene schiacciato dalla logica individualista. Non riesce a farla propria ed è alla berlina degli eventi, in una costante ricerca di qualcun altro a cui appoggiarsi. Quel fenomeno che chiamiamo dipendenza affettiva.

Insomma, l’equilibrio è assente nella nostra società; sono molto rare le mezze misure. O vieni schiacciato o assorbi la logica imperante.

Ma cosa ci fa paura?

Quello che mi ha colpito davvero è che tutti hanno risposto che sì, fanno bene a dirci di pensare a noi stessi e che — questa frase penso sia ormai nel nostro DNA, a dispetto dei riscontri empirici tutti da dimostrare — se non realizzi prima te stesso, non puoi costruire relazioni. Un po’ un modo più raffinato di dire “se non ami te stesso, non puoi amare gli altri”.

Però, a ben pensarci: perché abbiamo bisogno di rivendicare così strenuamente l’individualismo? Viviamo una società che è rigidamente individualista da cinquanta e più anni. Siamo naturalmente portati ad anteporre il sé al noi, il sé all’Altro. Perché allora in un post che sottolinea gli effetti negativi dell’individualismo, ci sentiamo in dovere di difendere il lato positivo del “sano” individualismo?

Meglio stronzi che dipendenti

La conclusione che ho potuto trarre da questa conversazione nell’etere è che siamo terrorizzati dall’essere dipendenti affettivamente.

Non ci poniamo il problema se essere troppo individualisti ci privi dell’empatia o del rispetto degli altri. Non riflettiamo su quanto, alla lunga, pensare solo a sé stessi ci renda incapaci di mettere in piedi relazioni sane, anche quando saremo realizzati.

Mi sorprende, però, che in una società con modelli comportamentali, di consumo ed estetici improntati al narcisismo, noi abbiamo paura di non essere abbastanza individualisti. Non ce ne frega niente di quanto siamo buoni, ci frega di stare il più lontano possibile da uno stato di dipendenza affettiva. Meglio stronzi, narcisisti, egoriferiti che fragili. Portano avanti queste conversazioni anche le nuove generazioni che tanto si sono battute per l’inclusività e per la normalizzazione di alcune fragilità psicologiche.

La mia esperienza

Ribadiamo l’importanza del sé, nonostante questo sistema stia fallendo sotto tanti punti di vista. Mi sono persino chiesto se, alla fine, sono una persona più sfortunata della media nei rapporti. Forse, per quanto riguarda le relazioni sentimentali, potrebbe essere vero, ma non credo valga anche per le amicizie.

Personalmente, sento tutta l’inconsistenza dei rapporti di amicizia nei momenti in cui ne avrei bisogno. Basta una briciola di malumore delle persone che sono nella mia vita anche da tanti anni perché si sentano legittimate a sparire, a sottovalutare ciò che passo, perché devono dare priorità alle loro istanze e problemi. Dopo un periodo di malattia grave, ho persino notato che diverse persone si sono del tutto eclissate dal mio panorama amicale, non percependo nemmeno il peso sociale del “momento sbagliato” o delle convenzioni che vorrebbero vedere loro preoccuparsi della mia ripresa, anche con un semplice messaggio o qualche telefonata.

Ma siamo contenti lo stesso

Però, se soltanto io riesco ad avere il coraggio di dire che l’individualismo sta fallendo, che vivere le nostre relazioni esclusivamente in funzione dei nostri bisogni non sia corretto, devo dedurre che a tutti gli altri vada bene, che siano contenti di come vanno le cose.

Peccato che siamo in un’epoca in cui chiediamo tutti aiuto, abbiamo bisogno della terapia, ci sentiamo isolati e nei momenti di crisi sperimentiamo tutti, chi più chi meno, i limiti di una società che propugna il sé sempre a discapito del noi.

Forse, abbiamo semplicemente paura di ammettere che ciò in cui crediamo consciamente, di ciò a cui ci siamo assuefatti, non sia corretto.

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