L’UNIDCESIMA STAGIONE DI GREY’S ANATOMY: OPINIONI CONTRASTANTI

Continua la mia maratona del medical drama probabilmente più famoso di tutti i tempi. E sono arrivato all’undicesima stagione, traguardo importante e imprevedibile per me, che così tardi mi sono approcciato a Grey’s Anatomy. Eppure, come ho detto in precedenza, ho trovato questo TV Show sorprendente, a dispetto delle tragedie oltremodo assurde e incredibili che scombussolano la vita dei protagonisti.

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Dopo due stagioni in cui le vittime erano state in numero accettabile (che poi ci si chiede perché ci sia sempre quel tasso di mortalità così alto nello staff del Grey Sloan prima Seattle Grace), con l’undicesima stagione ritornano le tragedie, ritornano i cancri spaventosi e ritornano anche i disastri aerei. Se tu metti in fila le parole “morte”, “incidente aereo” e “malattia”, praticamente ottieni un mix afrodisiaco per Shonda Rhimes, che raramente ha creato vie d’uscita per i membri del cast diverse dalla morte del personaggio interpretato (e pare piuttosto strano che abbia “salvato” i personaggi di Izzie e di Preston Burke visto che probabilmente i rispettivi interpreti erano tra gli attori che maggiore trambusto avevano creato dietro le quinte).

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Ad ogni modo, in riferimento a questa stagione bisogna affermare che fino alla diciannovesima puntata l’undicesima stagione è una stagione di livello inferiore alle precedenti, la definirei addirittura brutta. Il rapporto tra Meredith e Derek è davvero qualcosa di orribile da vedere. Derek fa vai e vieni, i due litigano e non si capisce quale debba essere la soluzione. Un filo rosso che lega le puntate, altrimenti tenute in piedi quasi soltanto dai drammi di April e Jackson (che perdono il figlio dopo la nascita) e dai voli pindarici di Amelia che si incaponisce di salvare la vita della Herman, la quale, tuttavia, resterà cieca (e quindi bye bye anche tu sei fuori dalla valle di Shonda).

Poi, finalmente, si capisce a cosa è servita questa serie incentrata sul problematico rapporto fra Meredith e Derek, e si comprende anche perché il personaggio portato in scena da Dempsey sia apparso così diverso, irriconoscibile rispetto agli inizi, salvo poi subire una trasformazione in santo appena prima di morire.

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L’episodio speciale in cui Meredith metabolizza il lutto mostra un maggiore impegno degli showrunners, rispetto al resto degli episodi della stagione, e, in fin dei conti, riesce nel compito di farci ricordare solo i momenti migliori di Meredith e Derek e di farci rimpiangere l’assenza del neurochirurgo dalla serie. È stato un finale scritto adeguatamente, che ha sfruttato a piene mani la perdita di un personaggio fondamentale per emozionare gli spettatori.

A ciò, purtroppo, si aggiunge l’ennesima rottura (?) fra Jackson ed April, che, mi auguro fortemente, sia solo temporanea.

Nuovi equilibri in vista per la dodicesima stagione che non tarderò a vedere…

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