Perché non si vive di solo pane. Pensieri che diventano poesie

Credo che in una vita frenetica come quella che viviamo – nel mio caso una vita attanagliata dall’ansia d’esame e dall’ansia di sentirmi sempre troppo lento nel preparare le materie – a volte abbiamo davvero bisogno di qualcosa di più della routine. A volte non basta rinchiuderci nella nostra comfort zone, limitarci a tirare avanti con le piccole gioie quotidiane (una puntata di una serie che amiamo o una bella fetta di un dolce di cui andiamo matti). A volte abbiamo bisogno di un senso, di qualcosa che dia significato al materiale. Qualcosa che vada oltre al “pane” – in senso lato si intenda – e che ci permetta di catalizzare le emozioni, belle e brutte, in qualcosa di positivo.

Da sempre vivo con una spada di Damocle sulla testa, che non è altro che il mio desiderio di scrivere. E, ormai, sono giunto alla conclusione che in giornate spese tra tante ore di studio e qualche scampolo di vita sociale, dedicarmi concretamente ad un’opera “magna” sia quanto mai complicato. Provo a scrivere delle storie quando ho il tempo e le energie, ma recentemente ho trovato il modo di sentirmi appagato anche con le piccole cose, anche con le piccole spese di tempo. Tengo una sorta di diario (che non è altro che un file di word) in cui trascrivo i pensieri che penso meritino uno spazio, pensieri che non ritengo vadano dispersi in una vita fatta troppo di materialità e concretezza e poco di slancio poetico.

A volte sono piccoli brani confusi, altre volte poesie (metricamente molto libere). E devo ammettere che, sebbene provi una certa innata timidezza a condividere i miei pensieri più profondi, mi sono ritrovato a condividerle queste poesie e l’ultima di esse è finita persino nel mio spazio su instagram.

“Qual è il senso di questo post?”, vi starete chiedendo. Bene, fondamentalmente, volevo dire che scrivere a volta fa bene. Ti salva l’esistenza e fa capire alle persone che hai vicino chi sei, cosa vuoi e quanto vali. Lo fa capire con più chiarezza di quanto potrebbero farlo mille discorsi. Ed in più per sfogare il paradosso della mia timidezza ci tenevo a condividere la poesia che ho già reso pubblica (non precludendomi di postarne altre in futuro).

 

MANCANZE

 

Al mio cuore tenero

mancano i giocattoli di quando ero bambino,

le scarpe da tennis che ho usato per anni e anni

prima che si strappassero.

Manca il mare all’orizzonte,

la cabina, il sole, le chiacchiere in famiglia.

 

Mancano i viaggi in auto

con papà che diceva “devi studiare, finita l’estate”.

Manca il tempo perso ad aspettare che succedesse qualcosa.

Manca il nonno che reggeva la cartella.

 

Al mio cuore tenero, a volte, sembra mancare tutto.

Manca il desiderio di andare avanti, di voltare pagina,

di fare il bambino grande.

Manca il desiderio di crescere, di essere superiore,

di fare il primo passo.

2 pensieri riguardo “Perché non si vive di solo pane. Pensieri che diventano poesie

  1. Una poesia molto commovente che mi ha portato alla mente diversi ricordi. Complimenti, davvero.
    Per quanto riguarda la scrittura spesso è difficile ritagliare un momento per scrivere qualcosa di più impegnativo. In questi casi però anche poche parole possono comunicare qualcosa di grande. La tua poesia ne è un chiaro esempio!

    Piace a 1 persona

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