Mi ero avvicinato con scetticismo a questa serie, salvo poi interessarmi via via sempre di più, fino a restare senza fiato e senza parole, dopo aver guardato la terza stagione.

La terza annata della serie Netflix scritta da Willimon è dedicata essenzialmente a due argomenti fondamentali. Da una parte la campagna per la nomination dei democratici, che vede Underwood contrapporsi alla Dunbar in una lotta spietata, durante la quale perderà molti alleati. Dall’altra il rapporto che lega Underwood alla moglie, Claire, la quale riuscirà davvero a catalizzare tutte le attenzioni degli spettatori.

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Claire Underwood è sempre stata un fattore rilevante nella serie e tutti si erano chiesti se il personaggio interpretato splendidamente da Robin Wright avrebbe ottenuto davvero le luci puntate addosso, se sarebbe riuscito a diventare il fulcro delle storie. Ebbene, Willimon e gli Showrunners hanno capito quanto fosse importante Claire per i fan e l’hanno posta al centro della storia e l’hanno utilizzata anche come pedina fondamentale per spiegare come Francis sia diventato l’uomo che abbiamo conosciuto nella serie.

L’approfondimento dedicato alla First Lady – in questa terza stagione – è stato sicuramente intrigante. È stato realizzato un lavoro sopraffino, che ha messo in vista Claire, come l’entità capace di creare Frank ma, forse, altresì come l’entità altresì capace di distruggerlo. Le crepe nel loro rapporto si sono fatte sempre più evidenti, parallelamente a un crescente dispotismo di Frank, che ha sicuramente “dato il colpo di grazia” al rapporto con la moglie.

E gli sviluppi del loro rapporto sono certamente il nucleo di interesse più rilevante, in vista della quarta stagione, che non tarderò a guardare.

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Prima di salutarvi, però, voglio spendere ancora qualche parola sulla stagione appena vista, che, a mio vedere, ha confermato l’altissima qualità di regia e di recitazione che è un carattere peculiare di questa serie incredibilmente accurata. Il prodotto che viene portato alla fruizione degli spettatori ha la qualità di un film d’autore, in cui ogni fotogramma merita di essere gustato e rigustato più volte.

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