Recensione di It di Stephen King – Parte Uno

Mi sono deciso a buttarmi a capofitto sul romanzo di Stephen King, tanto chiacchierato in questo periodo in cui è uscito il remake della trasposizione cinematografica già celebratissima. I clown, possiamo dirlo, hanno dominato sulle nostre bacheche e, in generale, in ogni angolo virtuale, sintomo della bontà della campagna di marketing del film, ma anche dell’interesse attorno al soggetto ideato da uno dei più acclamati scrittori dei tempi recenti.

La mia scelta, di fronte a un tomo da ben 1200 pagine, è quella di fare due recensioni distinte, che analizzeranno la prima e la seconda parte del libro, così da permettermi di non tralasciare troppi aspetti che meriterebbero una menzione. Pertanto, bando alle ciance, qui di seguito riporto quello che ho pensato della prima metà del romanzo tanto famoso.

it

Vorrei partire con un’idea che mi ha accarezzato la mente durante la lettura. Ai miei occhi, infatti, It sembra davvero un libro di ineguagliabile spessore. Un caposaldo di un genere, l’horror, che forse difficilmente potrebbe avere eguali. Se ritengo Dracula di Stoker la pietra miliare del romanzo gotico, le cui influenze, certamente, si sentono pressanti in romanzi di un genere più prettamente definibile “romanzo dell’orrore”, trovo che It sia un’evoluzione di quel genere e, allo stesso tempo, una nuova pietra miliare per le generazioni di scrittori e lettori che con questa lettura si confronta.

Il paragone con Dracula è stato forte nella mia mente ogni volta che mi sono messo davanti alle pagine di It, apparendomi chiaro come questi due romanzi siano gli unici che io ritenga in grado di creare una vera sensazione di orrore e di timore al lettore. Raramente, infatti, si percepisce in modo vivido e reale l’atmosfera di un romanzo, raramente riusciamo a calarci nelle vicende, nei drammi e nelle emoozioni di un romanzo, come capita leggendo romanzi quali i due appena citati.

Di It, o almeno di questa prima parte, devo ammettere di aver apprezzato l’amore per i particolari e quello scrupolo testardo dell’autore di spezzettare la psiche e l’emotività di ciascun personaggio, anche secondario. Il terrore non dipende dalle immagini tremende o dalle mostruosità, ma dipende dal fatto che in It si analizza ogni sfaccettatura di ogni cosa fino a rinvenirne le più orribili meschinerie.

Il difetto più grande di questa prima parte è certamente il ritmo narrativo, avendo trovato i flashback eccessivamente numerosi e alcune immagini o pensieri troppo ripetitivi durante la lettura, cosa che porta il lettore più impegnato a spaventarsi, di fronte all’idea di dover leggere pagine e pagine prima di avere una svolta e qualcosa di nuovo nella storia.

Difetto che, però, è certamente compensato dall’utilità di questa indagine e di queste rievocazioni del passato, dal momento che ogni cosa, in It, torna al suo posto. Ogni evento passato ha un corrispettivo nel presente e questo gioco di tasselli che vanno al proprio posto, frammisto alla sensazione di una storia che si ripete, è certamente l’arma con cui King invoglia il lettore ad andare avanti, a perdersi nei misteri e nei terrori di Derry…

Ci vediamo presto, o almeno lo spero, con la seconda parte della recensione di It!

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