Recensione di “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino

È quasi d’obbligo spendere qualche parola su uno dei film più chiacchierati del momento, nonché tra i più apprezzati dalla critica, ovvero “Call me by your name” di Luca Guadagnino.

La pellicola, tratta da un romanzo del 2007 di Andrè Aciman, devo ammetterlo, mi ha stupito, portando sul grande schermo una storia che io amo definire completa. È un termine particolare, ma che spero renda l’idea. Si nota, infatti, il fatto che si tratti di un adattamento di un romanzo e si apprezza in particolar modo l’ampio spettro con cui il regista ha analizzato ogni singolo sguardo, ogni singolo gesto, ogni singolo passo di una fenomenologia amorosa che partiva con gli sfavori del pronostico.

Pur non essendo uno di quei film che ti lascia a bocca aperta dall’inizio alla fine, ciò che stupisce dell’opera di Guadagnino è che “Chiamami col tuo nome” sia quasi del tutto privo di difetti. Ho trovato straordinarie le inquadrature e incredibilmente azzeccata la colonna sonora. E tra i tanti pregi, sicuramente, non si può non sottolineare la performance di Thimotée Chalamet. Il giovane attore si è calato nei panni di un diciassettenne ed è riuscito a prenderne le movenze, gli sguardi. È riuscito a portare sulla scena un personaggio incredibilmente vero, malgrado tutte le difficoltà del ruolo, che non erano certamente poche.

Tra i tanti punti di forza, inoltre, va sottolineato come “Chiamami col tuo nome” non cerchi di piacere a tutto il pubblico. Un pubblico indottrinato e poco aperto alle tematiche omosessuali, infatti, odierebbe numerosissime scene. Scene, che, invece, trovo davvero straordinarie per il loro carico di verità (e non dico verosimiglianza di proposito). Il modo con cui viene descritto l’approccio al mondo del sesso e la scoperta dell’attrazione fisica e dei desideri è sicuramente una delle tematiche meglio rappresentate nella pellicola, che trovo, a tratti, decisamente – seppur forse in modo involontario – erotica.

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L’ultima cosa che tengo a sottolineare di questo film, che certamente merita dei riconoscimenti, è il dialogo finale tra Elio (il giovane protagonista) e il padre. Un momento di confronto assolutamente stupefacente, che mette in evidenza la profondità delle persone e dei sentimenti. La capacità di conoscersi, di capirsi, di non giudicarsi. E quell’esigenza di mettere dei punti fermi nella vita, di non rifiutare mai il richiamo della propria anima.

Stai male e ora vorresti non provare nulla, forse non hai mai voluto provare nulla, ma ciò che ora provi io lo invidio… Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a 30 anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno, ma renderti insensibile così da non provare nulla, è uno sbaglio…”

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6 commenti

  1. Mi ero persa la tua recensione. L’ho visto qualche giorno fa e non riesco a togliermelo dalla testa. Continuo a rivedere alcune scene, ascoltare interviste e la colonna sonora. Ho amato questo film, spero facciano davvero il sequel! Nei prossimi giorni compro il libro perché ho bisogno ancora di Oliver ed Elio!

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      1. E’ un romanzo particolare, molto diverso dai soliti. E’ un romanzo in cui le vicende si svolgono più nella testa del protagonista che nella realtà. Alcuni momenti sono elettrici ed emozionanti come nel film. 🙂

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