La Politica in Televisione: Il confine tra Par Condicio e negazione della libertà di espressione

Buongiorno lettori, oggi cercherò di affrontare una tematica seria, ma in modo – spero – quanto più leggero possibile. Infatti, sulla scorta di una riflessione suscitata da una recente intervista di Claudio Bisio sulla sua esperienza sanremese, oggi voglio parlare di come la politica si sta rapportando alla televisione, in Italia. Tema quanto mai dibattuto, al giorno d’oggi.

Infatti, basta fare un giro su Twitter per notare quanto dia fastidio al pubblico ultimamente quando si facciano esternazioni politiche in televisione. Un fastidio sempre più tambureggiante, che, per me, però, è sintomo di una distorsione.

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Domenica scorsa si parlava addirittura di una sorta di “complotto” mediatico delle emittenti pro-PD, dato che, contemporaneamente, in televisione vi erano Saviano, Renzi e la Morani.

Devo essere sincero, leggere sulle pagine social la rabbia di centinaia e centinaia di italiani per quello che stava venendo trasmesso mi ha fatto davvero riflettere ed è la ragione per cui oggi sono qui a scrivere.

Partiamo, dicendo che, in teoria, è una grande falsità quella che sta venendo detta ultimamente in merito alla politica e alla televisione. Non è vero che è precluso parlare di politica in televisione, semmai vi è da rispettare la cosiddetta “par condicio”, il cui riferimento è nella l. 28 del 200, che afferma: “Le emittenti radiotelevisive devono assicurare a tutti i soggetti politici con imparzialità ed equità l’accesso all’informazione e alla comunicazione politica.”

Concetto di par condicio che è stato toccato anche dall’intervista del co-conduttore dell’ultimo Sanremo. Bisio ha detto: “Con Michelle Hunziker abbiamo fatto ‘La lega dell’amore’, un pezzo di un mio spettacolo di 25 anni fa, inserito poi in un disco con Elio e le storie Tese. Il ritornello è ‘gioia fratellanza cuore amore mamma t’amo e nulla più’… Beh, non sa i problemi. È stata sollevata perfino la par condicio, perché c’era ‘lega’. Io in Rai c’ero stato 25 anni fa con ‘Cielito lindo’, la Rai di Guglielmi, Frassa. È tutto cambiato, sospettoso. Certo, è cambiato anche il mondo, si è incattivito. Sui social mi dicono cose come ‘sporco comunista’”(Fonte: Primaonline.it).

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Il discorso di Bisio è stato spiazzante. Mi fa storcere davvero il naso pensare che ci sia tutto questo timore a parlare in RAI, anche se potevo intuire che qualcosa stesse andando storto ultimamente, con i telegiornali che, forse per una ostinata casualità, hanno riservato pochissimo spazio all’opposizione, nel riportare le prese di posizione dei vari esponenti della politica nostrana.

Partendo dal concetto di par condicio, però, mi sento di dire che, in televisione, ora come ora, non credo che ci sia uno squilibrio rivolto al centro-sinistra e, anzi, sebbene gli artisti siano sempre tendenzialmente sinistroidi, adesso, non si può non rilevare l’assenza di “coraggio” a prendere posizione. Attualmente, poi, i principali messaggi politici, a mio modo di vedere, li lanciano i telegiornali e i programmi di approfondimento, che stanno dando un grandissimo spazio ai messaggi del nostro governo. Non penso di essere politicamente orientato, se ammetto di pensare che, spesso, si sia dato spazio notevolmente più marginale alle opposizioni negli ultimi mesi, al contrario di quanto accaduto con i precedenti governi.  

Proprio per questo, ritengo, che sia soltanto ragionevole che, a volte, venga dato spazio anche a chi ha idee differenti. Ribadire, quasi abbaiando, che gli artisti, i conduttori ecc… debbano fare il loro e non esprimersi, né in televisione, né altrove (come successo con Emma Marrone, alla quale persino moltissimi fan hanno chiesto di limitarsi a cantare), è quanto di più sbagliato si possa dire. Siamo un paese in cui siamo TUTTI liberi di parlare e di prendere posizione, e, fintantoché la legge 28/2000 viene rispettata, anche per la televisione è tutto a posto, se mi sono fatto capire.

Oltretutto, riconnettendomi all’intervento di Saviano, mi sentirei di dire che c’è una distorsione generale nella percezione di quelli che sono i diritti umani. A mio modo di vedere, infatti, dire che più diritti hanno le minoranze più ne hanno anche gli altri (o, comunque, quando si parla di diritti civili e umani in generale) non significa lanciare frecciatine (o essere buonisti). Si sta solo ribadendo che la nostra società, da ormai secoli, è giunta a rivendicare determinati diritti; è arrivata ad un punto in cui non può più consentire discriminazione, xenofobia, annessi e connessi. E questo è a-politico. Anzi, da giurista, ritengo che parlare di diritti fondamentali nei termini in cui ne ha parlato Saviano ha un che di giuridico, che non riscontro nella maggior parte delle argomentazioni dei politici.

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Parlare di diritti in televisione, per essere più chiaro, per me, è una scelta auspicabile. I media sono il principale canale tramite cui si possono evitare episodi di violenza, bullismo e razzismo, quindi, ben venga che si parli di diritti e del loro riconoscimento, senza voler essere né di destra né di sinistra. Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che la violenza, in ogni sua forma, sia da condannare e disincentivarla non può essere un messaggio tabù in televisione.

Negli ultimi anni la RAI sembrava molto avanguardista. Ci sono stati anni in cui quasi ogni programma trasmesso vedeva almeno un personaggio dichiaratamente omosessuale (forse per via del clima politico suscitato dal decreto sulle unioni civili). E, adesso, non si può non risentire del clima, non politico ma sociale del tempo, che, ovviamente, richiede che si spenda qualche parola a favore di altri tipi di minoranze che vengono colpite da comportamenti che, eufemisticamente, definirei poco opportuni.

Spero di non avervi annoiato col pezzo di oggi, ma pensavo che fosse bene ribadire, anche qui, quella che è un’esigenza di tutti, specialmente di chi, come noi blogger, scrive, ovvero l’esigenza di rivendicare la libera espressione!

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