Recensione di “Un Bambino Silenzioso” di Sarah A. Denzil – un thriller sorprendente

Sorprendente, forse, è un termine che tendo ad inflazionare, ma in relazione al libro che mi accingo a recensire è, a dir poco, calzante.

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Con gli sconti di primavera, decido di fare un acquisto di impulso, di comprare un romanzo che mi viene proposto come una rivelazione negli Stati Uniti. Un successo globale che mi viene offerto al prezzo di 99 centesimi su Amazon. Lo compro, aspettandomi, tuttavia, l’ennesimo thrillerazzo con una protagonista super-perfettina, la trama scontata, la risoluzione semplicistica della storia e un tasso di emozioni pari a zero.

Bene, mi sono sbagliato. Un Bambino Silenzioso è uno dei thriller più belli che abbia mai letto.

Sia ben chiaro, non credo sia un libro che rimarrà tra i classici della letteratura, ma è un libro con una storia che appassiona, dall’inizio alla fine.

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La trama narra le vicende di Aiden, bambino che viene creduto morto in un’alluvione avvenuta dieci anni prima dell’inizio della storia. Aiden riesce a uscire dalla segregazione di un misterioso rapitore e a ricongiungersi con la madre. Tuttavia, il sedicenne, appena liberato, è incapace di parlare e di fare chiarezza su ciò che ha subito. La madre, desiderosa di conoscere di più dei trascorsi del povero Aiden, è, però, costretta, nel frattempo, ad affrontare numerose vicissitudini e un rapporto complicato con Jake, suo marito, che non vede di buon occhio la comparsa di Aiden, che sembrerebbe aver turbato il proprio idillio familiare.

Cosa mi è piaciuto di più del romanzo è presto detto:

  • La descrizione dei personaggi: non sempre sono originalissimi i personaggi della storia scritta dalla Denzil, ma sono vividi, verosimili. Sono, in qualche modo, “giusti” per il tipo di storia che deve narrare. La protagonista, poi, riesce assolutamente ad attirarsi le simpatie del lettore, che si immedesimerà con le problematiche e le difficoltà che si troverà costretta ad affrontare.
  • La tensione: sembrerebbe, a prima vista, un romanzo in cui gli eventi sono pochi e le svolte si hanno soltanto sul finale. Non è così. Ogni aneddoto, ogni storia che viene narrata, ancor prima di giungere al climax, crea sempre più tensione e suspense in vista del finale, stimolando il lettore a congegnare la sua teoria su quello che è successo.
  • Un finale pirotecnico: per me ogni thriller dovrebbe avere un finale così coinvolgente ed emozionante, capace di incollare il lettore alle pagine fino al momento in cui la storia non sia finita.

Sono tante, dunque, le caratteristiche per cui ho apprezzato il romanzo e mi sento di consigliarlo. A ciò aggiungo che lo stile della Denzil è sempre equilibrato e scorrevole e il libro riesce ad essere un’ottima fonte di intrattenimento.

Sono rimasto piacevolmente colpito, tanto da sperare di leggerne un sequel, oppure di vederne una bella serie televisiva!

3 commenti

  1. Sono appassionata di thriller al punto che non riesco a cambisre genere. Ho appena letto l’ultimo di Lars Kepler e quando sono arrivata alla fine mi è spiaciuto che fosse finito. Adesso tra le mani ne ho uno di Donato Carrisi e tu, grazie alla tua recensione, mi hai dato lo spunto per un nuovo acquisto. Un salutone e grazie 😉

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